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Per un dollaro questo posto è il tuo posto

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Acquisizioni e raccolte fondi: così ti coinvolgo nella vita culturale
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Alla National Gallery of Victoria, Melbourne, ci sono due esposizioni temporanee in corso: la prima è la celebratissima e davvero notevole antologica su Vivienne Westwood e Rei Kawakubo (“Comme des garçons”) che ha debuttato qui a dicembre in anteprima mondiale.

Se vi interessa la storia sociale, la storia del costume, la costruzione o decostruzione di un pensiero collettivo a partire dagli abiti cercatela, quando arriverà in Europa: non potete ignorare il peso che hanno avuto a partire dagli anni Settanta queste due fashion designer rivoluzionarie, coltissime anarchiche e ribelli, due maestre del pensiero. L’allestimento della mostra, che le mette in dialogo (una inglese, l’altra giapponese) come se stessero discutendo una tesi di estetica e di economia sociale a partire dal punk, è magnifico.

Avevo già visto qui tre anni fa una mostra su Alexander McQueen, costruita con la stessa potenza. È questo che fa un museo: darti appuntamento. Costruire la sua identità sulla base delle sc…

Alla National Gallery of Victoria, Melbourne, ci sono due esposizioni temporanee in corso: la prima è la celebratissima e davvero notevole antologica su Vivienne Westwood e Rei Kawakubo (“Comme des garçons”) che ha debuttato qui a dicembre in anteprima mondiale.

Se vi interessa la storia sociale, la storia del costume, la costruzione o decostruzione di un pensiero collettivo a partire dagli abiti cercatela, quando arriverà in Europa: non potete ignorare il peso che hanno avuto a partire dagli anni Settanta queste due fashion designer rivoluzionarie, coltissime anarchiche e ribelli, due maestre del pensiero. L’allestimento della mostra, che le mette in dialogo (una inglese, l’altra giapponese) come se stessero discutendo una tesi di estetica e di economia sociale a partire dal punk, è magnifico.

Avevo già visto qui tre anni fa una mostra su Alexander McQueen, costruita con la stessa potenza. È questo che fa un museo: darti appuntamento. Costruire la sua identità sulla base delle scelte di lungo periodo e dunque darti la certezza che lui ci sarà, quando tornerai, con una nuova puntata di questo racconto della “moda che decifra e costruisce il mondo”.

Ma è l’altra mostra di cui volevo dire: una altrettanto magnifica rassegna di donne fotografe del ‘900 intitolata “Un’eredità di luce”. Con mia grandissima sorpresa ci ho trovato alcune foto di Dora Maar che non conoscevo, ed essendo tutta la vita che la studio sono rimasta di sale di fronte a immagini mai viste. Mai poi Francesca Woodman, Claude Cahun, Tina Modotti, Dorothea Lange, altre decine e decine. Accanto a una foto su tre c’era il cartello: “nuova acquisizione”. Accanto a qualcun’altra: “Sarà donata al museo dal proprietario”.

Infine, vicino a una decina di altre: “Intendiamo acquistare quest’opera, non appena raggiungeremo la somma necessaria. Se intendi contribuire puoi farlo qui”. Le donazioni possono essere di qualunque somma, a partire da un dollaro. È un modo bellissimo di farti sentire che quello è il tuo posto.

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