Ci sono dodicimila morti, dodicimila è un numero che non si riesce a pensare. A Finale ligure, provincia di Savona, vivono dodicimila persone, ho controllato. Più o meno, è solo per fare un esempio. La scomparsa di una città intera, ma nemmeno così si riesce a contemplare l’entità. Che poi chissà se sono davvero dodicimila, i morti. Magari sono quindici o ventimila. Come tutta Isernia, come l’intera Sondrio ma neanche così si può pensare l’impensabile. Dunque bisogna, come sempre, concentrarsi su una storia sola. Ce la rende comprensibile. Una storia sola potrebbe essere la nostra. Difatti io stessa, guardando la foto di Efran Soltani, 26 anni, ho pensato sembra mio figlio. Ha la barba dello stesso colore, lo stesso taglio degli occhi. Per aver manifestato rischia la pena di morte, magari nella differenza del fuso orario dall’Iran potrebbe essere già successo, speriamo tantissimo di no. Meno male che non è mio figlio, meno male che mio figlio non è nato in Iran, nessuno sceglie dove nascere. Anche Masha Safei, 24, è stata arrestata dalle forze di sicurezza della Repubblica islamica e rischia l’esecuzione. Nella foto ha un maglione giallo che potrebbe essere il mio e somiglia tantissimo a mia nipote. Per fortuna che ci sono le immagini, proprio quelle che stanno oscurando e ovunque vietando di trasmettere, perché così possiamo vederli in faccia, questi ragazzi che vanno in piazza contro il regime rischiando di morire: è molto possibile che gli sparino, a migliaia hanno sparato già, che li arrestino stamani e poi li uccidano, li impicchino. Meno male, così li possiamo guardare negli occhi e per un momento almeno vederli per quello che sono: uguali ai figli nostri, proprio identici. È sempre così, ma non ce ne accorgiamo. Sono sempre bambini uguali ai nostri bambini, quelli che muoiono di freddo e fame, sono uguali ai nostri ragazzi quelli che vanno in piazza a farsi ammazzare perché è meglio di vivere come vivono, perché ci credono — che le cose cambieranno. E noi, ci crediamo?
INVECE CONCITA
Quei ragazzi sono uguali ai nostri figli
di CONCITA DE GREGORIO
Rischiare
la morte
credendo
nel cambiamento