INVECE CONCITA

Sedicenni accette e crisi d’ansia

Il sedicenne accoltellato a scuola morto dopo l'aggressione
Il sedicenne accoltellato a scuola morto dopo l'aggressione 

Un mondo

di violenza

e l’unico antidoto

possibile

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Coltelli taglierini punteruoli. Accette. “Sedicenne colpito con un’accetta” durante una “rissa fra ragazzi alla stazione”. Non l’avrà trovata sul posto, alla stazione, l’accetta. Se l’è portata da casa apposta per la rissa? Oppure porta sempre un’accetta con sé? Questo è il giorno dell’anno, ma forse del trimestre, in cui mi sale il tono da persona anziana. Lo so, lo sento, pazienza. Del resto l’anagrafe è quella che è. Lo sapevamo come sarebbe finita, l’abbiamo detto mille volte. Noi, tutti, questa onda di aggressività l’abbiamo vista arrivare e non abbiamo fatto abbastanza per fermarla. Noi come collettività, intendo: educatori, governo, politica, esempi plateali e condivisi. Qualcuno individualmente ha fatto il possibile, certo, ma non si ferma il mare con le mani. Ora è tardi. La violenza è ovunque — fisica, verbale — e viaggia intrecciata alla pandemia di disturbi psicologici e psichici. Ansia, crisi di panico, insonnia, isolamento, alimentazione, concentrazione, depressione. La violenza è sempre una forma di debolezza: corrisponde all’incapacità di gestire sentimenti, relazioni, dialogo, confronto. È la conseguenza, detto rozzamente, di quei disturbi: i quali sono individuali, certamente, ma come è evidente sono collettivi e di origine sociale. È il mondo fuori che genera il mondo dentro. E il mondo fuori, il mondo com’è oggi, non l’hanno creato i sedicenni: glielo abbiamo consegnato noi. La diffusione formidabile di contenuti violenti in ogni forma di immagine in movimento è cresciuta perché genera attenzione e consenso, dunque denaro. In tv, al cinema, nelle serie, sui social. La rete ha fatto da moltiplicatore di particelle, la macchina è infine sfuggita di mano. È certamente vero che ogni epoca genera i suoi anticorpi, anche questa lo farà — speriamo presto. Intanto però: le accette. Non conosco la soluzione ma non vedo altra strada della scuola, l’educazione, l’ascolto e il dialogo. Per cominciare, almeno. Ogni giorno perso è un altro giorno di ritardo.

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