Quando ero bambina, nell’età dell’asilo, certi pomeriggi di primavera passata l’ora della siesta - facoltativa per gli adulti, obbligatoria per i bambini - mia nonna mi portava per mano fino alla Sagrada. Una lunga passeggiata durante la quale mi raccontava ogni volta che il signore che l’aveva progettata era morto schiacciato da un tram, diceva proprio schiacciato, e che dunque bisognava fare moltissima attenzione ad attraversare la strada, anche da vecchi figuriamoci da piccoli, perché i tram non si fermano. Il racconto aveva diverse varianti, sempre terrificanti.
La passeggiata si concludeva spesso in un piccolo cinema dove davano un solo film, “Marcellino pane e vino”, uno dei racconti più tristi della storia della cinematografia mondiale che credo di aver visto centinaia di volte o almeno: centinaia percepite. Prima però ci sedevamo sui gradini del cantiere della Chiesa a dare briciole di pane alle colombe, che solo da adulta sono risultati ai miei occhi piccioni, e a guardare i…
Quando ero bambina, nell’età dell’asilo, certi pomeriggi di primavera passata l’ora della siesta - facoltativa per gli adulti, obbligatoria per i bambini - mia nonna mi portava per mano fino alla Sagrada. Una lunga passeggiata durante la quale mi raccontava ogni volta che il signore che l’aveva progettata era morto schiacciato da un tram, diceva proprio schiacciato, e che dunque bisognava fare moltissima attenzione ad attraversare la strada, anche da vecchi figuriamoci da piccoli, perché i tram non si fermano. Il racconto aveva diverse varianti, sempre terrificanti.
La passeggiata si concludeva spesso in un piccolo cinema dove davano un solo film, “Marcellino pane e vino”, uno dei racconti più tristi della storia della cinematografia mondiale che credo di aver visto centinaia di volte o almeno: centinaia percepite. Prima però ci sedevamo sui gradini del cantiere della Chiesa a dare briciole di pane alle colombe, che solo da adulta sono risultati ai miei occhi piccioni, e a guardare i pinnacoli infinitamente alti, immensamente alti, alti fino al cielo.
Il quartiere intorno era abitato da gente semplice, alimentari disadorni ma era il tempo che era così: il Paese era povero e la città pure, erano gli anni del dittatore. La nonna se ne è andata dal mondo quando attorno alla Sagrada cominciavano a comparire striscioni di protesta contro gli espropri necessari a completare la chiesa, quando insomma era tornata la democrazia.
Chissà come sarebbe felice oggi. Chissà che vestito metterebbe per sedersi sulla sua poltrona a vedere in tv la messa del Papa americano (non camminerebbe fino a là tre isolati, no di certo) venuto fin qui a celebrare, dopo 144 anni, la fine dei lavori. Centoquarantaquattro anni. Cinque generazioni. Io, che sono mezza italiana, le racconterei che l’Agnello di Dio la scultura più alta, l’ha fatta proprio un italiano, nonna, pensa. Lei mi direbbe che sono proprio cento anni, il 10 giugno, che quel signore, Gaudí, è morto sotto il tram. Schiacciato, direbbe.