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Montroni e i libri che curano

Romano Montroni 

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Quella ressa di pensieri del libraio mercante
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Ieri in margine a Repubblica delle Idee sono andata alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna a salutare i librai, a parlare con chi c’era, soprattutto sono andata a stare, un po’. A restare il tempo sufficiente per congedarmi da Romano Montroni, con cui in quella libreria da lui amatissima ho passato tante ore, tante volte. Romano Montroni era un libraio, ma questo non rende l’idea. Era anche un libraio come sono stati librai gli appassionati di libri del Novecento, seconda metà, quando le librerie erano luoghi di incontro, ci si andava anche solo per passare il tempo. Per stare, appunto. Lui li aveva letti tutti, quelli che consigliava, e ne consigliava di imprevedibili, aveva lo sguardo sempre acceso. Romano, però, era anche un formidabile mercante e un instancabile organizzatore. Mercante: i libri andavano venduti, meglio se due o tre alla volta, perché i libri sono merce e la merce segue la filiera del denaro. Se non li compri muoiono, tornano nei magazzini, vanno al macero. Du…

Ieri in margine a Repubblica delle Idee sono andata alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna a salutare i librai, a parlare con chi c’era, soprattutto sono andata a stare, un po’. A restare il tempo sufficiente per congedarmi da Romano Montroni, con cui in quella libreria da lui amatissima ho passato tante ore, tante volte. Romano Montroni era un libraio, ma questo non rende l’idea. Era anche un libraio come sono stati librai gli appassionati di libri del Novecento, seconda metà, quando le librerie erano luoghi di incontro, ci si andava anche solo per passare il tempo. Per stare, appunto. Lui li aveva letti tutti, quelli che consigliava, e ne consigliava di imprevedibili, aveva lo sguardo sempre acceso. Romano, però, era anche un formidabile mercante e un instancabile organizzatore. Mercante: i libri andavano venduti, meglio se due o tre alla volta, perché i libri sono merce e la merce segue la filiera del denaro. Se non li compri muoiono, tornano nei magazzini, vanno al macero. Dunque Romano parlava di libri, amava i libri e li vendeva, e continuamente organizzava occasioni per farlo: ha diretto due delle più importanti catene d’Italia, ha fondato reti, associazioni, creato scuole, ha insegnato a generazioni di ragazzi come fare.

Con quel suo modo spiccio e a volte brusco, quel suo parlare chiaro diretto e facile ma con una ressa di pensieri che spingevano dietro ogni parola e li sentivi, quei pensieri, tutti. Dopo le presentazioni con gli autori, che non sempre ma spesso, molto spesso, conduceva di persona, invitava a cena a casa. Intorno al suo tavolo rotondo, in una stanza foderata di librerie piene dei suoi volumi più amati, consumati, si stava lì fino a notte a parlare, discutere di politica e di cose della vita, di amore. Nella casa di Romano ho incontrato e conosciuto, sono diventata amica di alcune delle persone che ancora oggi sono punti cardinali, per me. Romano Montroni conosceva l’arte della relazione, dunque della cura. I libri curano, e lui lo sapeva.

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