Il tempo non cura l’assenza. Era una delle frasi che ripeteva ogni giorno alle migliaia e migliaia di bambini che ha incontrato. È difficile dire a un bambino che ti guarda con gli occhi sgranati: piccola, piccolo, quello che ti manca non finirà mai di mancarti. È un discorso difficile da fare a una classe di seienni ma lei lo faceva col sorriso, sorriso che scintillava negli occhi prima di comparire sulle labbra, e con quel suo fazzoletto in testa che ai bambini piaceva tantissimo. Tutti alla fine glielo chiedevano e lei ne portava con sé, sempre, abbastanza per tutti.
Taty Almeida avrebbe compiuto 96 anni il 30 giugno, se ne è andata domenica scorsa. Ci sta lasciando, fatalmente, la generazione degli ultimi testimoni del Novecento. La Grande Storia di cui tutti siamo figli e nipoti, la magnifica stagione in cui sono fioriti i diritti e le libertà, il terribile tempo delle atrocità che mai - avevamo promesso - si sarebbero dovute ripetere: avremmo vigilato. “Nunca más”, mai più, abbi…
Il tempo non cura l’assenza. Era una delle frasi che ripeteva ogni giorno alle migliaia e migliaia di bambini che ha incontrato. È difficile dire a un bambino che ti guarda con gli occhi sgranati: piccola, piccolo, quello che ti manca non finirà mai di mancarti. È un discorso difficile da fare a una classe di seienni ma lei lo faceva col sorriso, sorriso che scintillava negli occhi prima di comparire sulle labbra, e con quel suo fazzoletto in testa che ai bambini piaceva tantissimo. Tutti alla fine glielo chiedevano e lei ne portava con sé, sempre, abbastanza per tutti.
Taty Almeida avrebbe compiuto 96 anni il 30 giugno, se ne è andata domenica scorsa. Ci sta lasciando, fatalmente, la generazione degli ultimi testimoni del Novecento. La Grande Storia di cui tutti siamo figli e nipoti, la magnifica stagione in cui sono fioriti i diritti e le libertà, il terribile tempo delle atrocità che mai - avevamo promesso - si sarebbero dovute ripetere: avremmo vigilato. “Nunca más”, mai più, abbiamo scandito nelle piazze. Poi però il tempo passa, la propaganda delle nuove-vecchie destre ha tutto l’interesse alla dimenticanza, così sarà più facile affondare la lama nel burro dell’ignoranza.
Basta con questa lagna del passato. Pensiamo al futuro. Sono qui, invece, a presentare Taty Almeida a chi non l’avesse mai incontrata. L’ho conosciuta bene, nei mesi in cui ho lavorato al Clarìn di Buenos Aires. Mi ha condotta per mano nella sua e nelle altre storie - trentamila - di ragazzi rapiti e uccisi dal regime militare. Diceva: “Mio figlio Alejandro mi ha partorita, sono nata politicamente con la sua scomparsa”. Alejandro, studente di medicina, il 17 giugno 1975, ricorrono oggi 51 anni, è uscito da casa dicendo “torno subito”, non l’ha mai più visto. Desaparecido, scomparso. “La memoria non è una foto fissa, è una costruzione collettiva che spinge per restare al centro del discorso pubblico in tempi di negazionismo e di smemoria”. Questo, sempre, ogni giorno, per sempre. Grazie Taty.