✕

Se il processo è la pena da scontare

Ascolta l'audio

La hostess, il sindacalista e un ambiente molto ostile
1 minuti di lettura

A proposito del fatto che, con i nostri tempi della giustizia, il processo è già da solo la pena. È qualcosa di cui vi ho parlato spesso, avendo esperienza diretta di procedimenti civili durati vent’anni, procedimenti di natura economica che, quando bloccano i tuoi redditi per appunto vent’anni, hanno un impatto terribile sulla vita personale, familiare, professionale. Quando la sentenza di assoluzione arriva, ed è arrivata sempre, il danno esistenziale è irreparabile e nessuno ne paga il conto. Non chi ha intentato causa senza averne ragione, per esempio, che dovrebbe essere chiamato a rendere conto del suo torto e dei costi che ha fatto sostenere al sistema, ma così non è.

Mi è tornato in mente – non che mi passi mai di mente, ci ho pensato più intensamente – leggendo le parole di Barbara D’Astolto, ex hostess, dopo l’uomo condannato a un anno e due mesi per violenza sessuale nei suoi confronti. “Il caso dei 30 secondi”, lo chiama la stampa, ma non è il merito della storia che qui …

A proposito del fatto che, con i nostri tempi della giustizia, il processo è già da solo la pena. È qualcosa di cui vi ho parlato spesso, avendo esperienza diretta di procedimenti civili durati vent’anni, procedimenti di natura economica che, quando bloccano i tuoi redditi per appunto vent’anni, hanno un impatto terribile sulla vita personale, familiare, professionale. Quando la sentenza di assoluzione arriva, ed è arrivata sempre, il danno esistenziale è irreparabile e nessuno ne paga il conto. Non chi ha intentato causa senza averne ragione, per esempio, che dovrebbe essere chiamato a rendere conto del suo torto e dei costi che ha fatto sostenere al sistema, ma così non è.

Mi è tornato in mente – non che mi passi mai di mente, ci ho pensato più intensamente – leggendo le parole di Barbara D’Astolto, ex hostess, dopo l’uomo condannato a un anno e due mesi per violenza sessuale nei suoi confronti. “Il caso dei 30 secondi”, lo chiama la stampa, ma non è il merito della storia che qui mi interessa.

È cosa le è successo negli anni in cui ha atteso la sentenza, che era stata nei primi gradi di giudizio a lei sfavorevole. Racconta: “Ho continuato a fare la hostess fino al 2022, poi ho cambiato. Ho resistito un po’ perché avevo due figlie piccole ma l’ambiente in aeroporto era diventato tossico per via di questa vicenda. Lui non lavorava più lì ma i suoi delegati sindacali sì. Questo ha avuto un peso fondamentale nel farmi cambiare lavoro. Oggi insegno alla scuola primaria. A settembre ci sarà un altro processo per diffamazione contro di me (lo ha intentato il condannato) ma mi angustia di meno. Voglio lasciarmi tutta questa storia alle spalle”.

La denuncia di Barbara D’Astolto nei confronti dell’uomo – “un sindacalista” il cui nome non compare nelle cronache: conosciamo quello della vittima ma non quello del colpevole, un altro degli aspetti punitivi di molti procedimenti giudiziari – è del 2018. Otto anni durante i quali, intanto, a scontare la pena è stata lei.

Leggi i commenti