Sono venticinque anni da tutto quest’anno. Da tutto quello che che ha cambiato l’orizzonte di prima, il G8 di Genova che ha divorato la fiducia in un altro mondo possibile, l’11 settembre che ha mostrato l’altro mondo qual era, qual è. Un quarto di secolo in una vita è parecchio, una linea netta è passata dal 2001 e parlando di Emma Bonino, ieri a tavola, coi figli ragazzi che chiedevano essere radicali, essere a destra o a sinistra oggi cosa significa siamo finiti dove si finisce sempre: il capitalismo ha attecchito ovunque, è quello il guasto supremo, ha invaso il campo a ogni latitudine politica e ora che si fa. Mi sono alzata e sono andata a cercare un libro che ho letto in estate, un romanzo che mi ha dato tanto da pensare: bello, brillante direi — la scrittura, il pensiero — ma insieme profondo, amaro, ironico. S’intitola <CF2002>Hanno vinto loro</CF> ed è ambientato, appunto, attorno al 2001. Loro chi? Chi ha vinto? L’autore del libro, Giulio Silvano, lo ha scritto a poco più di trent’anni che è un’età difficile si sa, è quel crinale. Il protagonista al principio è un ragazzino. Quindi insomma: cosa succede se il mondo ti cambia attorno, se si rovescia mentre tu sei lì che entri nel grande campo di gioco. Ho detto è interessante, ve ne leggo una pagina. Silvano racconta il momento in cui le regole secondo le quali sei stato educato cambiano, smettono di funzionare — di avere valore. Lo perdono, il valore. Una famiglia che ti cresce nell’etica della sinistra del Novecento, ci crede, ti educa o almeno prova e intanto tu incontri il tuo Maestro. Che è una spia, un ex detenuto, un faccendiere, una pedina o forse un burattinaio dei grandi misteri di cui si parla a casa dunque è il Male, ma è irresistibile, invece. È seducente, cinico, generoso e corrotto. Non lo sai, chi è, ma ti piace. È uno specchio deformante, la morale al contrario. Ha vinto lui, hanno vinto loro? In ogni caso per andare avanti bisogna tornare indietro. È da qui che si deve ripartire, da quel guasto.
Hanno vinto loro dice il titolo
di CONCITA DE GREGORIOIl capitalismo
e la morale
al contrario
dei nuovi maestri