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I soldi e la fine della volontà

Risolvere così il problema oggi rischia di diventare tragedia domani
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Qualche giorno fa raccontavo qui di aver considerato, un’estate, di pagare un figlio perché leggesse il libro che gli era stato assegnato come compito ma di non averlo fatto: mi era sembrato diseducativo pagare per qualcosa che è tuo dovere fare, fa bene a te, ma direi pagare in generale. Comprare coi soldi un deficit di disciplina e volontà. Forse mi sono sbagliata, si procede nella vita per tentativi cercando di imparare a sbagliare meno, sbagliare meglio, oltretutto vedo oggi che il governo di Singapore ha adottato questa politica. Paga i cittadini che leggono un libro almeno quindici minuti al giorno: un’iniziativa che vuole riaccendere l’abitudine alla lettura e per contrastare la nevrosi, non saprei come altro definirla, di far scorrere video e notizie del telefono fino a perdere la nozione del tempo, anche per ore. Vedi però. Devono averci pensato le migliori menti e aver concluso che a mali estremi l’estremo rimedio: pagare. Magari funziona. Io credo però, dicevo, che l’idea di pagare sia in sé confermativa di tutto il sistema di cui l’uso dei telefonini è solo una parte. Il denaro come valore supremo. I soldi come obiettivo finale: non il senso di aver fatto la cosa giusta, la gratificazione personale, la fatica che serve per raggiungere un obiettivo e mille altre novecentesche motivazioni dell’agire. No: i soldi. Magari, di nuovo, sbaglio. Ma mi pare che a combattere il mostro — lo vogliamo chiamare capitalismo, consumismo, Ugo? — con le sue stesse armi, la lusinga dei soldi, è facile che vinca il mostro. Quindi come si fa? Non lo so. Siamo di fronte a un collasso della forza di volontà collettiva e individuale, nessuno è più capace di far niente se non pagando qualcuno o qualcosa che riesca in quel che non riesce a fare da solo: fare silenzio, dimagrire, fare attività fisica, scrivere un testo, per qualsiasi cosa ci sono le app. Gli esseri umani sono sempre più deboli, le macchine sempre più forti. Pagando si risolve il problema oggi, diventa una tragedia domani.

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