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Venezia e la psicosi da social

(ansa)
La paura del borseggio scatena la violenza
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Qui se n’è già parlato, credo mai abbastanza: il peso dei social nella nostra vita quanto possano generare psicosi collettive, renderci meno umani. Per tutta l’estate l’Internet mi ha proposto video di borseggiatrici in azione a Venezia, molto spesso a Rialto. Aggressioni, urla, spinte, addirittura spray di vernice rossa per marchiarle. Credo che il borseggio sia il più odioso dei furti di solito colpisce anziani, donne, persone più fragili, incapaci di rendersi conto di quello che accade. A Venezia nel mirino ci sono spesso i turisti e il borseggio è favorito anche dalla calca e dalle calli strette e sempre affollatissime. Quando si visita una città, un paese, bisognerebbe calarsi nella realtà del luogo e non solo perdere tempo con i selfie e le faccette. Sarebbe bello anche guardare quello che abbiamo intorno invece di fotografarlo per postarlo subito in rete, meno “Guarda dove sono” e più silenzio ammirando la bellezza intorno a noi, ma questo della bellezza è un tema che affronteremo un’altra volta. I turisti che invadono Venezia hanno tutti una caratteristica, camminano con passo lento occupando tutta la calle. Venezia è una città che va a piedi ma va veloce, quei rallentamenti sono mal tollerati. “Strada, fatevi da parte”, si sente spesso. Lunedì la psicosi da social ha colpito. Agnese, una donna veneziana di 38 anni, stava andando in banca e ha urtato un turista che le stava davanti e quello, memore dei reel visti e rivisti, ha iniziato a urlare “borseggiatrice” in inglese. La parola d’ordine della psicosi e della violenza . Altri turisti sono intervenuti in suo soccorso spingendo Agnese contro il muro e iniziando a prenderla a calci. Poi gli aggressori sono fuggiti, la donna li ha inseguiti, poi si è fermata. “Avevo dei soldi in borsa e mi è venuta la paura di essere borseggiata”, ha raccontato alla polizia. Un ulteriore corto circuito, presa per borseggiatrice e picchiata ma spaventata dall’idea che ci fossero davvero delle borseggiatrici. Sempre peggio.

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