La lezione di Lula e della Serbia
di Concita De GregorioHa scritto Giovanni Diamanti che la vittoria di Lula fra il primo e il secondo turno, difficile persino da sognare, è stata costruita “sulla rimobilitazione dell’elettorato di sinistra”. Più che convincere elettori avversari — obiettivo davvero arduo in Brasile come qui — ha “trovato il modo di riportare alle urne gli elettori demotivati, rimasti a casa al primo turno”. Qual è il modo? Le piazze, naturalmente. Cercare i voti “casa per casa, strada per strada” disse Enrico Berlinguer nel suo ultimo indimenticabile comizio, a Padova. La tv, anche. Nei confronti televisivi con Bolsonaro Lula ha infilato due stoccate determinanti che hanno fatto il giro del mondo: la risposta sulle sue “novedita”, come lo ha chiamato dispregiativamente l’avversario, ricordando “a uno che non ha mai lavorato in vita sua” di aver perso il mignolo mancante lavorando di notte, a diciassette anni, in fabbrica. All’obiezione su quanto alto fosse il suo consenso fra i carcerati Lula ha risposto “spero che mi votino tutti i detenuti, compreso tuo padre”. A diffondere questi stralci ovunque sono stati i social. Un formidabile lavoro digitale costruito da Andrè Janones, parlamentare quarantenne esperto di reti sociali, che ha creato un gruppo arrivato a dieci milioni di iscritti. E’ evidente che dietro devono esserci i temi: Lula intercetta la rabbia sociale, di questa ne abbiamo anche noi, contro lo strapotere e l’arroganza dei ricchi. All’annuncio della sua vittoria è crollata di 17 punti la Borsa e non c’è modo più eloquente di spiegare come funziona il Sistema, in cosa e in chi confidano i patrimoni che detengono il potere e lo controllano: ecco un grafico con la freccia all’ingiù. Nelle stesse ore la gioventù serba ha ribaltato un altro risultato annunciato, la vittoria del partito nazionalista filorusso. Il movimento è nato dalle proteste per il crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria. A volte, vedete, basta una pensilina, una scala rotta, una panchina che manca e il fuoco divampa.