L'Amaca del 21 gennaio 2017
SONO le mani dei soccorritori — e la loro marcia notturna sugli sci — a riportare alla luce i rinati del Rigopiano. Anche le pale e le ruspe non sono che derivati meccanici delle nostre mani, scavare è un’attività antica. In vicende come questa c’è un ritorno all’osso, alla materia bruta di cui sono fatte vita e morte, e la tecnologia torna a essere un accessorio. Provvidenziale, ma accessorio. L’unica vera virtù della natura è riportarci, spesso bruscamente, alla sostanza. Non è il fondale delle nostre vacanze. È nostra madre e la nostra destinazione finale.
Avvilita dalla tormenta una ragazza di quelle parti, in un tigì, considerava con sgomento sincero che «non c’è neanche campo per il cellulare», e camminava nella neve con la stessa derelitta impotenza del cosmonauta alla deriva. Ma solo vent’anni fa (non mille) nessuna connessione garantiva di poter chiamare…
Avvilita dalla tormenta una ragazza di quelle parti, in un tigì, considerava con sgomento sincero che «non c’è neanche campo per il cellulare», e camminava nella neve con la stessa derelitta impotenza del cosmonauta alla deriva. Ma solo vent’anni fa (non mille) nessuna connessione garantiva di poter chiamare…
SONO le mani dei soccorritori — e la loro marcia notturna sugli sci — a riportare alla luce i rinati del Rigopiano. Anche le pale e le ruspe non sono che derivati meccanici delle nostre mani, scavare è un’attività antica. In vicende come questa c’è un ritorno all’osso, alla materia bruta di cui sono fatte vita e morte, e la tecnologia torna a essere un accessorio. Provvidenziale, ma accessorio. L’unica vera virtù della natura è riportarci, spesso bruscamente, alla sostanza. Non è il fondale delle nostre vacanze. È nostra madre e la nostra destinazione finale.
Avvilita dalla tormenta una ragazza di quelle parti, in un tigì, considerava con sgomento sincero che «non c’è neanche campo per il cellulare», e camminava nella neve con la stessa derelitta impotenza del cosmonauta alla deriva. Ma solo vent’anni fa (non mille) nessuna connessione garantiva di poter chiamare soccorso con un clic. È anche da questo abbaglio collettivo (tutto facile, tutto alla portata) che derivano poi la frustrazione e il panico. Ogni disagio diventa una catastrofe, e ogni catastrofe un’incomprensibile offesa. Poi arrivano quelli con gli sci e le pale e ci sciogliamo in lacrime di riconoscenza: nel senso che nei loro corpi chini e nelle loro mani tese finalmente ci riconosciamo.
Avvilita dalla tormenta una ragazza di quelle parti, in un tigì, considerava con sgomento sincero che «non c’è neanche campo per il cellulare», e camminava nella neve con la stessa derelitta impotenza del cosmonauta alla deriva. Ma solo vent’anni fa (non mille) nessuna connessione garantiva di poter chiamare soccorso con un clic. È anche da questo abbaglio collettivo (tutto facile, tutto alla portata) che derivano poi la frustrazione e il panico. Ogni disagio diventa una catastrofe, e ogni catastrofe un’incomprensibile offesa. Poi arrivano quelli con gli sci e le pale e ci sciogliamo in lacrime di riconoscenza: nel senso che nei loro corpi chini e nelle loro mani tese finalmente ci riconosciamo.