FORSE il senatore Airola non se ne rende conto, ma le sue scemenze sui fatti di Torino hanno una profonda ricaduta politica. Perché una grossa fetta di italiani sta facendo i conti con una possibile vittoria dei Cinquestelle; si sta chiedendo cosa accadrebbe, quali i pro e quali i contro, quali le speranze quali i problemi; sta cercando di capire, al netto delle urla delle tifoserie, chi sono, cosa vogliono e cosa rappresentano questi trenta-quarantenni di apparente mediocrità, ma di ammirevole determinazione; e sta cercando, magari, di mettere da parte i propri pregiudizi per capire, nel concreto del divenire sociale, che cosa vuol dire “grillismo”.
La domanda — mi si perdoni la rozza sintesi — è se frustrazione umana e cattiveria sociale siano fini a se stesse, ovvero generino solamente frustrazione umana e cattiveria sociale; o se possano produrre novità, energia, idee nuove. Sortite come quelle di Airola, unite a tante altre ugualmente meschine e tecnicamente paranoiche, fanno pensare al peggio: e non per i grillini o per il Pd o per altre parrocchie, ma per il Paese. Il tipico complottismo grillino, se coerente, dovrebbe additare in Airola il tipico infiltrato che vuole screditare il Movimento. Il problema è che l’elenco sarebbe lungo.
La domanda — mi si perdoni la rozza sintesi — è se frustrazione umana e cattiveria sociale siano fini a se stesse, ovvero generino solamente frustrazione umana e cattiveria sociale; o se possano produrre novità, energia, idee nuove. Sortite come quelle di Airola, unite a tante altre ugualmente meschine e tecnicamente paranoiche, fanno pensare al peggio: e non per i grillini o per il Pd o per altre parrocchie, ma per il Paese. Il tipico complottismo grillino, se coerente, dovrebbe additare in Airola il tipico infiltrato che vuole screditare il Movimento. Il problema è che l’elenco sarebbe lungo.