L'amaca del 15 giugno 2017
ESISTE qualcuno, in Italia, convinto che quella dei migranti non sia un’emergenza? Che il suo impatto sociale e politico sia irrilevante? No, non esiste nessuno, governante o governato, che non si renda conto che siamo nel mezzo di un cataclisma storico-geografico di durissima gestione; e per certi versi addirittura ingestibile.
Questa comune percezione della gravità del problema rende particolarmente irritanti le sortite alla Di Maio (ultimo di una lunga lista): gente che a un certo punto sale su una sedia e annuncia ai presenti che la situazione è molto grave, ed è ora che finalmente qualcuno lo dica. Come se nessuno l’avesse detto prima, con tanto di denuncia dell’inerzia dell’Europa, delle speculazioni sull’accoglienza, dei traffici sordidi sui minori indifesi, dello spaccio e della questua molesta che ingrossano, dei quartieri più poveri che devono sopportare l’urto maggiore dell’onda migratoria. Il problema &…
Questa comune percezione della gravità del problema rende particolarmente irritanti le sortite alla Di Maio (ultimo di una lunga lista): gente che a un certo punto sale su una sedia e annuncia ai presenti che la situazione è molto grave, ed è ora che finalmente qualcuno lo dica. Come se nessuno l’avesse detto prima, con tanto di denuncia dell’inerzia dell’Europa, delle speculazioni sull’accoglienza, dei traffici sordidi sui minori indifesi, dello spaccio e della questua molesta che ingrossano, dei quartieri più poveri che devono sopportare l’urto maggiore dell’onda migratoria. Il problema &…
ESISTE qualcuno, in Italia, convinto che quella dei migranti non sia un’emergenza? Che il suo impatto sociale e politico sia irrilevante? No, non esiste nessuno, governante o governato, che non si renda conto che siamo nel mezzo di un cataclisma storico-geografico di durissima gestione; e per certi versi addirittura ingestibile.
Questa comune percezione della gravità del problema rende particolarmente irritanti le sortite alla Di Maio (ultimo di una lunga lista): gente che a un certo punto sale su una sedia e annuncia ai presenti che la situazione è molto grave, ed è ora che finalmente qualcuno lo dica. Come se nessuno l’avesse detto prima, con tanto di denuncia dell’inerzia dell’Europa, delle speculazioni sull’accoglienza, dei traffici sordidi sui minori indifesi, dello spaccio e della questua molesta che ingrossano, dei quartieri più poveri che devono sopportare l’urto maggiore dell’onda migratoria. Il problema è che dirlo è facilissimo. È affrontare la situazione, poi, che è difficile. Se per ogni parola di sdegno o di denuncia ogni capopopolo spendesse anche solo una virgola di lavoro, di buon senso, di proposta praticabile, ci si sentirebbe, noi cittadini, un poco più tranquilli.
Questa comune percezione della gravità del problema rende particolarmente irritanti le sortite alla Di Maio (ultimo di una lunga lista): gente che a un certo punto sale su una sedia e annuncia ai presenti che la situazione è molto grave, ed è ora che finalmente qualcuno lo dica. Come se nessuno l’avesse detto prima, con tanto di denuncia dell’inerzia dell’Europa, delle speculazioni sull’accoglienza, dei traffici sordidi sui minori indifesi, dello spaccio e della questua molesta che ingrossano, dei quartieri più poveri che devono sopportare l’urto maggiore dell’onda migratoria. Il problema è che dirlo è facilissimo. È affrontare la situazione, poi, che è difficile. Se per ogni parola di sdegno o di denuncia ogni capopopolo spendesse anche solo una virgola di lavoro, di buon senso, di proposta praticabile, ci si sentirebbe, noi cittadini, un poco più tranquilli.