SI DICE un gran bene del nuovo partito di Antonio Ingroia e Giulietto Chiesa. Intanto perché non si rivolge al Palazzo, ma alla “società civile”, una cosa che, davvero, non si era mai sentita prima. Poi perché non è propriamente un partito, ma qualcosa che va “oltre i partiti”, e viene da chiedersi come è possibile che nessuno, fino adesso, ci avesse mai pensato. Infine perché l’intenzione è di “attuare la Costituzione”, e anche qui, il solo commento possibile è: finalmente! Quanto al nome, “La mossa del cavallo”, certamente è stato scelto perché nessuno potesse fare confusione con un banale partito. Lo si può confondere con un café chantant o con un lido attrezzato, con un gozzo da diporto o con una cravattoteca: con un partito, no.
Ci permettiamo una sola critica. Però pensata, la critica, con spirito collaborativo, da società civile in ascolto, da Costituzione attuata. L’appunto è questo: ben due leader per una sola formazione politica, non saranno troppi? Si capisce, i due sono guidati da zelo unitario, qui si tratta di rappresentare tutto un popolo: ma non sarebbe stato più prudente varare due nuove formazioni ben distinte, per evitare il rischio di future scissioni?
Ci permettiamo una sola critica. Però pensata, la critica, con spirito collaborativo, da società civile in ascolto, da Costituzione attuata. L’appunto è questo: ben due leader per una sola formazione politica, non saranno troppi? Si capisce, i due sono guidati da zelo unitario, qui si tratta di rappresentare tutto un popolo: ma non sarebbe stato più prudente varare due nuove formazioni ben distinte, per evitare il rischio di future scissioni?