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Il profitto pensieroso

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La nave che si squarcia al largo di Ceylon, e vomita in mare tutti veleni che si porta in pancia, vale, emotivamente parlando, quanto dieci convegni sul clima, dieci manifestazioni ambientaliste, diecimila nostri gesti quotidiani con intenzioni virtuose (riciclare i rifiuti, stare attenti a quello che mangiamo e a quello che comperiamo, eccetera). Ci si sente depressi e impotenti, formiche schiacciate da un elefante, e l'elefante non è solo quella nave rovesciata, sono gli interessi economici che muovono lei e le sue sorelle.

La green economy - molto di moda, speriamo sia una moda duratura - si fonda sul principio, confortante ma tutto da verificare, che non ci sia contraddizione tra il profitto e l'ambiente. Dobbiamo crederci, in qualche modo siamo costretti a crederci, perché è il profitto che stabilisce le rotte delle navi, la destinazione di milioni di acri di terra, l'uso del territorio, il futuro delle foreste pluviali, l'opportunità …

La nave che si squarcia al largo di Ceylon, e vomita in mare tutti veleni che si porta in pancia, vale, emotivamente parlando, quanto dieci convegni sul clima, dieci manifestazioni ambientaliste, diecimila nostri gesti quotidiani con intenzioni virtuose (riciclare i rifiuti, stare attenti a quello che mangiamo e a quello che comperiamo, eccetera). Ci si sente depressi e impotenti, formiche schiacciate da un elefante, e l'elefante non è solo quella nave rovesciata, sono gli interessi economici che muovono lei e le sue sorelle.

La green economy - molto di moda, speriamo sia una moda duratura - si fonda sul principio, confortante ma tutto da verificare, che non ci sia contraddizione tra il profitto e l'ambiente. Dobbiamo crederci, in qualche modo siamo costretti a crederci, perché è il profitto che stabilisce le rotte delle navi, la destinazione di milioni di acri di terra, l'uso del territorio, il futuro delle foreste pluviali, l'opportunità di fare questa o quella infrastruttura.

Niente è più sociale dell'ambiente - che è di tutti - ma niente è più egoista del profitto, e dunque la tutela del primo e le mosse del secondo sono tutt'altro che sintoniche. Metterle in sintonia sarebbe un'impresa storica. Può per esempio il profitto allungare lo sguardo e cominciare a ragionare a lungo termine? Sarebbe un inedito. Quasi tutti i danni ambientali sono prodotti dall'intenzione degli uomini di ottenere nel più breve tempo possibile il maggiore risultato possibile. Radere al suolo una foresta per vendere il legname senza chiedersi in quanto tempo quella risorsa sarà di nuovo disponibile è un esempio classico. Un profitto non dico saggio, ma almeno pensieroso: riusciamo a immaginarlo?