L’ideologo che non sapeva di esserlo
di Michele SerraIl Salvini che invita a riscrivere la legge Zan “senza ideologia”, un secondo dopo avere invocato “la Santa Sede” e “il Santo Padre” come testimonial, è veramente uno che trucca le carte. Nessun leader italiano è più ideologico di lui. Ognuna delle categorie alle quali si appella ogni minuto secondo (la famiglia tradizionale, le radici cristiane, gli italiani intesi come entità etnico-nazionalista e non come cittadini del nostro Paese) è puramente ideologica. È ideologico il manifesto sovranista da lui appena sottoscritto. Ideologico comiziare con il rosario in mano. Ideologica la sua alleanza con Orbán. Ideologica la sua predilezione per l’autocrate Putin. Ideologico perfino citofonare a un ragazzo arabo, in favore di telecamere, trattandolo da spacciatore in seguito a una diceria di strada. Lo fece nel quadro della campagna elettorale più ideologica degli ultimi anni: la sua, quando volle “liberare l’Emilia-Romagna dalla sinistra”. Facendo riscoprire alla sinistra stessa di esistere. Il Salvini è un uomo della destra radicale che, di quando in quando, per pura convenienza tattica, vedi l’appoggio al governo Draghi, simula un pragmatismo che non gli appartiene, e che vale da specchietto per le allodole per quella parte del suo elettorato che se la passa da “gente che lavora e non vuole storie”. (Che poi, a ben vedere, anche “lavorare e non volere storie” è una visione del mondo: dunque è ideologia). La cosiddetta “fine delle ideologie” è una fola che ci siamo raccontati dopo la caduta del Muro. Le idee si sono riorganizzate e giocano la loro partita, oggi più che mai. Bisogna dirlo, però. Fare finta di niente è una forma di travestimento.