La scienza e il capitale
di Michele Serra"Il prodotto nazionale lordo non è una buona misura dell'economia, cattura la quantità ma non la qualità della crescita". Sarà mica comunista, il Nobel per la fisica Giorgio Parisi, che parlando alla Camera ha rilanciato il concetto già espresso da quell'altro comunista di Bob Kennedy nel 1968, di fronte agli studenti dell'università del Kansas?
Impressionano le date. Dal 1968 è passato più di mezzo secolo. Non c'era internet, non c'era alcuna contezza del riscaldamento climatico indotto dalle attività umane, c'era solo l'idea, larvale eppure potentissima, che quantità e qualità non fossero la stessa cosa, e che il nostro sistema di vita fosse costruito per intero sulla quantità, e in specie su quella specifica quantità che è il profitto. Oggi un anziano scienziato ripete l'inutile intuizione che ha camminato, e ancora cammina, sulle gambe di milioni di persone di buona volontà, ma è sempre rimasta relegata nel campo dei buoni propositi, delle utopie, di un bastiancontrarismo minoritario, ingenuo, inapplicabile.
Eppure è un uomo di scienza, non un politico, non un filosofo, non un anacoreta, a ricordarci che quantità e qualità non sono la stessa cosa. E che il mondo nel 2021 (compresa la Cina, teoricamente "altra" rispetto all'Occidente) continua a misurare se stesso con il solo metro della quantità. Scienziati erano anche Aurelio Peccei e gli altri del Club di Roma, che per primi parlarono di limiti dello sviluppo. Scientifiche, ovvero basate su dati e studi accademici, le deduzioni sull'origine umana del riscaldamento terrestre. Siamo proprio sicuri, dunque, che sia il primato della scienza e della ragione, a illuminare il nostro presente? So che è una domandona, e non basterebbero cento congressi e un milione di libri a dare una risposta condivisa: ma quanto scientifico è, il capitalismo?