Il pensiero unico non è unico
di Michele SerraCome sottolinea Carlo Galli, quello sulla legge Zan è stato uno scontro ideologico. Erano in gioco differenti opinioni sui rapporti tra le persone e sui princìpi che li regolano. "Le ideologie, a dispetto di quanto corrivamente si crede, non sono morte", scrive sempre Galli, e in quel "corrivamente" si possono riconoscere tutta la pigrizia e tutto il conformismo di questi ultimi anni. Il "pensiero unico" non c'è, ma è stato come se ci fosse: a furia di parlarne - e temo di averlo fatto anche io - abbiamo disimparato a leggere il conflitto. In ogni campo (il lavoro, i diritti, l'ambiente, l'immigrazione, la cultura, l'eros) c'è stato e c'è conflitto. Perfino l'apparente dittatura del profitto, stravincente su ogni altro fattore economico, non contiene né spiega fenomeni come il boom del volontariato, la resurrezione del Welfare e dello Stato come suo agente, la vitalità (anche come bersaglio di odio politico) di un'istituzione novecentesca come il sindacato. Può darsi che decretare la morte delle ideologie sia stata, per molti, soprattutto una forma di comfort: evitava la fatica di prendere una posizione chiara su questo e quello, affidando a un sereno pragmatismo il compito di risolvere qualunque questione. Invece "la storia dà torto o dà ragione", come cantava De Gregori nel lontano 1985, e dunque bisognerebbe riprendersi la briga di rischiare il torto, o conquistare la ragione, abbandonando l'idea, imbelle e vecchissima, che i giochi siano già fatti. Il futuro sarà, prima di ogni altra cosa, una sequenza ininterrotta di conflitti tra interessi diversi e opinioni differenti. Evitando spocchia e fanatismo, prendere posizione sarà un modo per restituire senso alla nostra vita in società.