Ragazze che si coprono
di Michele SerraUna prof di educazione fisica, a Venezia, ha chiesto alle ragazze di non fare ginnastica con il top perché "distraggono i maschi". Si mettessero la tuta, le fanciulle. In altri tempi, la notizia si sarebbe commentata da sola: solita vecchia colpevolizzazione delle femmine, se i maschi "si distraggono", o peggio, è perché non sono abbastanza costumate.
Oggi la materia è ben più complicata. In diverse discipline sportive (per esempio il beach volley) sono le atlete a esigere un abbigliamento più castigato, perché vogliono che lo sguardo pubblico sia concentrato sulla loro abilità e non sul loro corpo. E ha fatto il giro del web la storia, oso dire un tantino ridicola, di una saltatrice con l'asta entrata in depressione perché, essendo di rimarchevole bellezza, riteneva di essere molto fotografata, e molto cliccata, perché bella e non perché brava.
Ci sarebbe da dire che nello sport il confine tra bellezza del gesto atletico e bellezza dei corpi in movimento, ovviamente anche maschili, non è così facile da individuare. Ma a parte questo, è impossibile non sospettare un legame, neanche troppo sottile, tra un'opinione apparentemente retriva (ragazze, copritevi, non provocate i maschi che poi, poverelli, non sanno controllarsi) e una rivendicazione recente e, nelle intenzioni, "femminista" (vogliamo esibirci più coperte, non siamo oggetti sessuali).
L'eros, da sempre, gravita sugli umani, ora elevandoli ora abbrutendoli. Cancellarlo è difficile e forse nemmeno consigliabile, che lo si faccia per antica pruderie o per nuova ribellione. Il sospetto che possa chiudersi il cerchio, tra vetero e neo puritanesimo, ce l'ho. E non è una prospettiva rallegrante.