Meriti e colpe del romanesco
di Michele Serra , di Michele SerraIl vivace dibattito sul romanesco di Zerocalcare ci ha insegnato qualcosa (e non tutti i dibattiti hanno questo pregio). Ci ha insegnato che l'artista può concedersi qualche legittima libertà, come ha spiegato bene Paolo Di Paolo su questo giornale. Per Zerocalcare, che è un artista vero, il romanesco è uno strumento espressivo solido e naturale (come per Van De Sfroos il lombardo lacustre, per fare un esempio uguale e contrario). Il localismo non urta e non esclude, e anzi assume, se l'artista è bravo, dimensione universale.
La questione è esplosa perché altri, prima di Zerocalcare, e a differenza di lui senza averne alcun titolo, del romanesco hanno abusato fino a renderlo onnipresente e indigeribile, come tutto ciò che è stucchevole. La Rai, un tempo vera e propria fortezza della dizione italiana (servizio pubblico, no?), è fonte ininterrotta, da anni, di una parlata romanesca sfrontata, molto irritante…
Il vivace dibattito sul romanesco di Zerocalcare ci ha insegnato qualcosa (e non tutti i dibattiti hanno questo pregio). Ci ha insegnato che l'artista può concedersi qualche legittima libertà, come ha spiegato bene Paolo Di Paolo su questo giornale. Per Zerocalcare, che è un artista vero, il romanesco è uno strumento espressivo solido e naturale (come per Van De Sfroos il lombardo lacustre, per fare un esempio uguale e contrario). Il localismo non urta e non esclude, e anzi assume, se l'artista è bravo, dimensione universale.
La questione è esplosa perché altri, prima di Zerocalcare, e a differenza di lui senza averne alcun titolo, del romanesco hanno abusato fino a renderlo onnipresente e indigeribile, come tutto ciò che è stucchevole. La Rai, un tempo vera e propria fortezza della dizione italiana (servizio pubblico, no?), è fonte ininterrotta, da anni, di una parlata romanesca sfrontata, molto irritante per il resto d'Italia. Intendiamoci, la regressione dialettale è in corso ovunque: ci sono deputati del Nord, del Centro e del Sud che parlano come macchiette regionali, come se un generalizzato "rompete le righe" avesse finalmente liberato ognuno dalla fatica di parlare in italiano perché è a tutti gli italiani che si sta parlando: dunque per rispetto degli altri.
L'idiosincrasia verso la parlata romanesca dipende unicamente dalla sua egemonia sfrontata, in larghissima parte imputabile alla Rai. Un corso di dizione per speaker e giornalisti della Rai aiuterebbe a ristabilire una regola uguale per tutti (la lingua italiana), liberando le parlate locali, compreso il romanesco, dal sospetto di ignoranza e di arroganza.