L'amaca

di Michele Serra

L’autore dà voce alla sua ormai storica rubrica quotidiana. Nemmeno lui ha ancora capito se si tratti di una forma di schiavitù o di vanità... Dal martedì alla domenica, il podcast di Michele Serra su Repubblica.

Non siamo più uguali a prima

Si dice spesso, sconsolatamente, che “la pandemia non ci ha insegnato niente”. Che tutto è tornato come prima e andrà avanti come prima. Può darsi che sia vero per buona parte degli esseri umani, anche se è impossibile sapere quanti, e in quale misura.
Certamente non è stato così per gli Stati, i governi e le istituzioni pubbliche in genere, costretti a cambiare bruscamente passo e tono. Investiti da una responsabilità enorme e inattesa, si sono ritrovati a esercitare un potere altrettanto enorme. Sanitario, economico, politico. Come se l’emergenza li avesse costretti a esercitare funzioni che parevano atrofizzate.
Questo ritorno sulla scena dell’autorità pubblica, che stranamente sgomenta i cosiddetti “No Vax di sinistra”, paladini improvvisati dell’individualismo in purezza, ha invece un suo lato benefico, e decisamente democratico. Il recente pronunciamento della Commissione europea contro lo sfruttamento dei riders, con obbligo di assunzione, e la megamulta dell’antitrust italiano contro Amazon, sono una svolta storica (“uno spartiacque”, scriveva ieri Francesco Guerrera su questo giornale) dopo lunghi anni di autentico fatalismo, nel quale pareva che la partita economica non avesse più arbitro né regole. Vinceva sempre il più prepotente.
Sotto pandemia, la politica si è ritrovata inchiodata alle sue responsabilità, come se qualcuno le avesse finalmente urlato: risali a bordo, cazzo! Almeno per questo aspetto - tutt’altro che un dettaglio - no, le cose non sono più uguali a prima.
 

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-amaca/2021/12/10/audio/non_siamo_piu_uguali_a_prima-423001669/

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