Il selfie post-operatorio di Fedez nel bagno di casa, nonché i precedenti, non mi suscita nemmeno l'ombra di un giudizio. La vita è la sua e gli appartiene per intero. Piuttosto, mi costringe a ragionare sul tempo che passa, e gli ultimi vent'anni ne valgono mille (quello che scrisse di "fine della storia", come mai non ha ancora chiesto scusa?)
Piuttosto che fotografarmi nel bagno di casa, anche se avessi trent'anni e gli addominali di marmo, e tatuaggi del Mantegna, io mi consegnerei al battaglione Azov, o ai mercenari putiniani della Wagner (Gesù, quanti fascisti ancora in giro per il mondo). Per non morire di vergogna, oppure, se preferite, per non vendere l'anima. O perché, come diceva mio padre, "non è bello mettersi in mostra".
Questo non vuol dire che io abbia ragione; o che abbia ragione Fedez. Vuol dire che apparteniamo a due epoche diverse, così diverse che lui non saprebbe che farsene della m…
Il selfie post-operatorio di Fedez nel bagno di casa, nonché i precedenti, non mi suscita nemmeno l'ombra di un giudizio. La vita è la sua e gli appartiene per intero. Piuttosto, mi costringe a ragionare sul tempo che passa, e gli ultimi vent'anni ne valgono mille (quello che scrisse di "fine della storia", come mai non ha ancora chiesto scusa?)
Piuttosto che fotografarmi nel bagno di casa, anche se avessi trent'anni e gli addominali di marmo, e tatuaggi del Mantegna, io mi consegnerei al battaglione Azov, o ai mercenari putiniani della Wagner (Gesù, quanti fascisti ancora in giro per il mondo). Per non morire di vergogna, oppure, se preferite, per non vendere l'anima. O perché, come diceva mio padre, "non è bello mettersi in mostra".
Questo non vuol dire che io abbia ragione; o che abbia ragione Fedez. Vuol dire che apparteniamo a due epoche diverse, così diverse che lui non saprebbe che farsene della mia, io della sua. E che il discrimine tra la vita social e quella ante-social è così profondo che nessuna differenza politica, o religiosa, o etnica, può lontanamente eguagliarlo.
Il confine tra spazio pubblico e spazio privato per quelli come me è un vero e proprio muro. È lo stesso confine che separa "ci sono" da "non ci sono". Che separa on da off. Lo studio televisivo dalla mia scrivania. È libertà versus dovere pubblico, silenzio versus rumore. Questo confine è stato ingoiato da una specie di ibridazione (vitale, non lo nego) tra il proprio cesso di casa e la comunità alla quale si appartiene. Seguo Fedez con partecipazione e una quasi amicizia, risalente a un vecchio tram milanese che ci ospitò entrambi. Ma sono felice, molto felice di essere dispensato dalla sua fatica. L'addome è mio e l'ho sempre gestito io, anche quando era commerciabile, molti secoli fa.