Rileggere Oriana Fallaci
di Michele SerraIl consigliere comunale di Fratelli d’Italia Andrea Romiti, molto deluso perché la sua città, Livorno, ha deciso di non dedicare una strada a Oriana Fallaci, lamenta che la giornalista e scrittrice, nel corso del dibattito, sia stata descritta come una “quasi xenofoba, che odiava l’Islam e gli omosessuali”. Ora, il problema è che Fallaci fu, nero su bianco, pagina dopo pagina, specialmente nei suoi ultimi anni, una esplicita, orgogliosa odiatrice dell’Islam, degli arabi, degli omosessuali e di svariate altre rappresentanze dell’umano. E proprio in funzione di questo odio, così ben scritto, così energicamente ribadito, fino a sostenere che le moschee bisogna farle saltare in aria, è diventata icona letteraria della destra più animosa. Che senso ha negarlo? E’ lecito dire: sono favorevole a intitolare una via a Fallaci proprio perché fu omofoba, antibortista e odiava l’Islam. Considero l’odio un merito letterario e politico. Oppure è lecito dire: nonostante fosse omofoba, antiabortista e odiasse l’Islam, fu una giornalista di così grande talento, e popolarità, che per meriti artistici merita di avere una strada nonostante i suoi eccessi ideologici. La sola cosa che non ha senso è fingere che Fallaci non fosse Fallaci, e non abbia scritto ciò che ha scritto. Gentili consiglieri comunali della destra livornese, leggete Fallaci. Fatele questo onore. Non è Céline (la manca qualche grado d’arte) ma è una schietta testimone del politicamente scorretto, della superiorità etnica e culturale dell’uomo bianco e di altri pensieri scomodi da sostenere. Per questo vi piace tanto. Perché non ammetterlo? Almeno si discuterebbe a partire da un dato condiviso: quello che Fallaci scrisse, quello che Fallaci fu.