Si vota in Brasile ed è un appuntamento con la Storia, Lula contro Bolsonaro, difficile immaginare uno scontro altrettanto rappresentativo dell’attualità delle parole “sinistra” e “destra”, difficile individuare un terreno di scontro più planetario dell’Amazzonia. E si lotta e si muore in Iran, con le donne in prima linea contro la truce dittatura religiosa che tiene prigioniero un popolo antico e civilissimo.
Si vota in Brasile ed è un appuntamento con la Storia, Lula contro Bolsonaro, difficile immaginare uno scontro altrettanto rappresentativo dell’attualità delle parole “sinistra” e “destra”, difficile individuare un terreno di scontro più planetario dell’Amazzonia. E si lotta e si muore in Iran, con le donne in prima linea contro la truce dittatura religiosa che tiene prigioniero un popolo antico e civilissimo.
Può darsi che agli italiani importi solo delle bollette, ma può anche darsi che gli importi solo delle bollette perché la politica e il giornalismo (ne parlo come categorie generali, ognuno poi faccia i suoi distinguo) non ritengono possibile mobilitare gli animi anche sulle donne iraniane e sull’ Amazzonia. Le manifestazioni di ieri a Roma e in altre città italiane (partecipazione appassionata, ma scarsa) erano indette da studenti iraniani e associazioni per i diritti: almeno i partiti di sinistra, esentati dal totoministri, non potevano aderire ufficialmente? Le piazze magari sarebbero state più affollate, e ci farebbe tanto bene aprire le finestre sui drammi del mondo, se non altro per relativizzare i nostri.