La siccità non è più una notizia. È uno stato delle cose permanente (il mio primo articolo sull'argomento è del 2016, sei anni fa...) soprattutto nel Nord-Ovest, e forse è per questo che nessuno ne parla più, almeno fino a quando nelle grandi città, dove si fanno giornali e telegiornali, aprendo un rubinetto non scenderà più acqua, perché sarà razionata.
Ho visto il nuovo film di Virzì (bello!) che immagina una Roma ormai definitivamente mediorientale, assetata e disfatta, con il Tevere disseccato e nel suo greto il breve passaggio di un asino cavalcato da un bambino, immagine cristologica, commovente e misteriosa. …
La siccità non è più una notizia. È uno stato delle cose permanente (il mio primo articolo sull'argomento è del 2016, sei anni fa...) soprattutto nel Nord-Ovest, e forse è per questo che nessuno ne parla più, almeno fino a quando nelle grandi città, dove si fanno giornali e telegiornali, aprendo un rubinetto non scenderà più acqua, perché sarà razionata.
Ho visto il nuovo film di Virzì (bello!) che immagina una Roma ormai definitivamente mediorientale, assetata e disfatta, con il Tevere disseccato e nel suo greto il breve passaggio di un asino cavalcato da un bambino, immagine cristologica, commovente e misteriosa. Se la politica avesse solamente un decimo del coraggio e della lucidità dell'arte, nella campagna elettorale si sarebbe parlato soprattutto dei fiumi vuoti, e della Terra che muta il suo volto con la velocità di un animale. Chi dice che "la gente non avrebbe capito" forse non frequenta abbastanza la gente, che del clima impazzito ha timore, e si chiede che cosa diavolo ci capiterà, e come faremo a bagnare i campi e noi stessi.
Se un regista, per lavoro e per sensibilità, immagina il Tevere vuoto, la politica, per lavoro e per sensibilità, dovrebbe studiare se sarà ancora possibile riempirlo, e come. La politica, in quanto esercizio del potere, ha in sé qualcosa di materno-paterno, si guarda a lei sperando che provveda, o ci aiuti a provvedere. Quando non lo fa, vuol dire che ha rinunciato a quel ruolo, e tutti ci sentiamo, a qualunque età, un poco orfani.