Per limiti di età
di Michele SerraEra in corso, e si è felicemente concluso, anche un processo Berlusconi-Apicella, all’insaputa di un’opinione pubblica per la quale le vicende giudiziarie di quel signore, e dei suoi accompagnatori, hanno la stessa freschezza dei film di cappa e spada. A chi ha meno di quarant’anni bisognerà spiegare, molto presto, non solo chi era Apicella, ma anche chi era Berlusconi. Il capo d’imputazione non riguardava le esibizioni canore del duo (li avrebbe portati a una condanna senza scampo), ma altre remote faccende relative a cene eleganti, feste danzanti, bimbe giacenti e molti contanti. Una pizza infinita, che molti anni fa arroventò i giornali – anche questo - come poche altre cose. Di quell’incendio, come di tante altre accensioni che infiammano solo la memoria dei vecchi, rimane cenere. L’esito del processo Berlusconi-Apicella, infatti, è rintracciabile solo nella coda dei notiziari, dopo il gatto innamorato della veterinaria e i commenti alla classifica della serie B del calcio. Si immagina il faticoso lavoro di giudici, cancellieri, avvocati, uscieri attorno a quanto rimane da smaltire di quei faldoni smisurati. Non mi permetto di spendere mezza parola sulla sostanza giuridica dei processi a Berlusconi, che sono così tanti da non potere nemmeno essere enumerati. Ho solamente una richiesta personale da fare, con mite affidamento, alle Autorità Pubbliche: vi prego, sospendete in qualche maniera, e con quale espediente giuridico lecito, ogni residua pendenza giudiziaria a carico di quel signore. Fatelo, vi prego per limiti di età. Non i suoi. I miei: merito una vecchiaia senza sentirne più parlare.