Il principe e i camionisti
di Michele SerraAvendo tempo da perdere, sarebbe interessante calcolare quanto spazio i media occidentali dedicano quotidianamente alla crisi della famiglia reale britannica, quanto alla crisi dell'economia britannica. Credo che nemmeno il più malaccorto dei giornalisti, o il più distratto dei lettori, ignori l'enorme disparità tra le due notizie. La prima è gossip allo stato puro e non ha ricadute evidenti su ciò che chiamiamo Storia - a meno di pensare che, come nei secoli dell'Assolutismo, le beghe familiari dei regnanti possano avere serie ripercussioni sull'assetto del mondo. La seconda è la clamorosa conseguenza di un altrettanto clamoroso avvenimento, la fuoruscita del Regno Unito dall'Europa; e ha riflessi notevoli sulla vita di molti milioni di persone, nell'isola e fuori dall'isola, incidendo nei rapporti commerciali, negli assetti politici, nel mercato del lavoro, nelle politiche sull'immigrazione. In Inghilterra ci sono un principe di meno e centinaia di migliaia di camionisti, camerieri, operai di meno: quale assenza è la più rilevante? Sono sicuro che l'eventuale calcolo dello spazio mediatico darebbe in netto vantaggio quello dedicato a Harry, alla sua spigliata signora e al suo libro "scottante", per usare l'aggettivo più trito che possa venire in mente. Questo può volere dire, nel migliore dei casi, che non possiamo passare troppo tempo a preoccuparci delle cose difficili: è più divertente dedicarci a quelle facili. Ma può anche voler dire che, come spiegò Berlusconi ai suoi venditori, "il pubblico ragiona come un bambino di otto anni"; e i media assecondano volentieri la clientela.