Un post-it per Schlein
di Michele SerraPossiamo immaginare Elly Schlein assediata dai buoni consigli, quando si vince davanti alla propria porta si forma una lunga coda. Mi scuso dunque di aggiungere anche il mio. È un bigliettino piccolo, poco più di un post-it, non ingombra, non impiccia, non incombe. C'è scritto questo: "Se qualcuno ti parla di alleanze, non rispondere! Fingiti sorda, simula uno svenimento, fai come Belushi nei Blues Brothers, accampa scuse, inventati qualcosa di inverosimile: ma per carità, non rispondere! Adesso sei tu, è il tuo partito che deve dire che cosa vuole fare. E saranno gli altri a dover decidere se allearsi con te, non viceversa". Per essere un bigliettino è anche troppo lungo. Aggiungo, fuori onda, che i "rischi di scissione" dei quali si legge compaiono esclusivamente nelle parole dei giornalisti, in alcun modo in quelle dei presunti artefici della scissione. La scissione, al momento, è solo un copione senza attori. L'unico episodio "a perdere" è la fuoruscita di Fioroni, che con tutto il rispetto sorprende soprattutto per la scoperta che Fioroni è ancora nel Pd; né le parole per altro caute e rispettose di Giorgio Gori mi pare giustifichino speciali apprensioni. Schlein può lavorare in pace. Le primarie le hanno dato il diritto e la forza di parlare a nome di tanti. Per i quali quello delle alleanze è l'ultimissimo dei problemi. Il primo problema è ritrovare l'agenda del Pd, che vuol dire ritrovare il linguaggio del Pd, la sua ritrovata autonomia dal nugolo di esecutori testamentari e di presunti eredi presi alla sprovvista dall'imprevisto colpo di vita del moribondo. Al suo mantra, "non ci hanno visto arrivare", aggiungerei "non ci hanno visto respirare".