Guerre di religione
di Michele SerraUno degli effetti più nefasti delle guerre è la divisione secca dell'umanità in amici e nemici; la messa in secondo piano dei diritti perché ci si sente sotto emergenza; la riduzione di ogni dibattito, di ogni dissidio, a un regolamento di conti da risolvere con la forza. L'arresto a Kiev del metropolita ortodosso Pavel è un tipico "arresto di guerra", e non rende un buon servizio alla causa della libertà in Ucraina e dell'Ucraina. La simpatia che si può avere per un potente pope filorusso, descritto come un uomo molto ricco e amante del lusso, è decisamente sotto lo zero. Ma le accuse a suo carico non si addicono a un Paese che sta difendendo metro per metro il suo territorio nel nome della democrazia, dell'Europa e dei diritti. L'uomo è imputato di negazione-giustificazione dell'aggressione della Federazione Russa, ovvero di un tipico reato di opinione, per quanto odioso sicuramente ascrivibile anche a buona parte della popolazione russofona dell'Ucraina; ne discendono alcuni reati di sub-opinione, tipo "violazione dell'uguaglianza dei cittadini a seconda delle loro credenze religiose": cosa, quest'ultima, che potrebbe essere imputata a una moltitudine di preti integralisti di tutte le religioni, rabbini, imam, pastori evangelici e preti cattolici. Per non dire delle opinioni del cosiddetto "uomo della strada". La prima cosa che si pensa, di un arresto del genere, è che sia degno della Russia di Putin, nella quale la libertà di parola non è una pratica ammessa. A meno che l'accusa sia di spionaggio o di sabotaggio, un governo democratico, anche in guerra, non arresta i suoi oppositori.