L'amaca

di Michele Serra

L’autore dà voce alla sua ormai storica rubrica quotidiana. Nemmeno lui ha ancora capito se si tratti di una forma di schiavitù o di vanità... Dal martedì alla domenica, il podcast di Michele Serra su Repubblica.

Offendersi senza un'offesa

Uno degli aspetti più comici della politica – quasi tutta la politica – è la sua estrema suscettibilità. Nelle dichiarazioni ufficiali si biasima e si condanna, “non si accettano lezioni”, si esprimono sdegno e ripulsa, con una frequenza che farebbe pensare che siano in corso, ovunque, guerre civili e fucilazioni di massa.
Nella realtà, esistono istituzioni più o meno solide (i parlamenti nazionali, il Parlamento europeo) dentro alle quali ci si confronta e ci si divide senza spargimento di sangue. Perché dunque quel tono sempre esacerbato e cazzuto, bada a come parli, non ti permettere, vergognati, vatti a nascondere? Non esiste forse una convenzione ancora piuttosto diffusa – la democrazia – che prevede il disaccordo, e cerca addirittura di amministrarlo?
Ho pensato queste cose dopo avere letto che l’onorevole Tajani si è terribilmente risentito perché la vicepremier spagnola, Yolanda Dìaz, si è permessa di dire che il governo Meloni ha emesso un decreto “contro i lavoratori”. Tajani, amareggiato, definisce “un’offesa” quella che è una normalissima opinione politica. Perché?
In termini semantici, e anche politici, che cosa c’è di offensivo nel fatto che una leader politica di sinistra giudichi male il provvedimento di un governo di destra? Forse  Tajani accoglie con entusiasmo, o con comprensiva benevolenza, le leggi che non gli garbano? Ma l’idea che ci siano pareri differenti, e addirittura opposti, è ancora così stupefacente - tra persone adulte - da meritare un comunicato di biasimo ufficiale? Specie alla luce del fatto che tutti quanti, l’indomani, prenderanno il caffè insieme, a Strasburgo o a Roma o a Madrid?


 

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-amaca/2023/05/10/audio/offendersi_senza_unoffesa-423002539/

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