Il glicine resistente
di Michele SerraComincia a diventare appassionante anche per i non milanesi la contesa tra il vecchio, maestoso glicine di piazzale Baiamonti e il Museo della Resistenza che dovrebbe prenderne il posto. La composizione della contesa (ambientalismo versus partigiani), nella sua vulgata giornalistica, ovviamente entra a far parte della già ricca casistica di liti “a sinistra”, con il sindaco Sala che preferirebbe occuparsi d’altro, perfino del destino di San Siro, ma presto o tardi dovrà pure dire la sua.
All’oscuro del progetto del museo, ma non del glicine in questione, mi permetto di dire una ovvietà, confortato dal fatto che le ovvietà, a sinistra, a volte si rivelano sorprendenti e decisive, perché mai prese in considerazione in precedenza. L’ovvietà è questa: possibile che museo e glicine non possano coesistere, stante l’ottima capacità simbiotica di quella pianta con gli edifici? Che cosa c’è di più resistente di quel nodoso rampicante in mezzo al traffico, di più simbolicamente adatto al tema di quel Museo? Una modifica al progetto (che non comporti altri secoli di attesa e di carte bollate) è così impensabile?
Facciamo così: stabiliamo che un eventuale accordo sulla coesistenza glicine/museo sarebbe il segno (soprannaturale?) di una nuova stagione di armoniosi accordi e compromessi e conciliazioni dentro quel campo minato che è la sinistra. Così che, anche tra secoli, per dire che non si litiga e non ci si azzuffa, si dica, proverbialmente, “salviamo glicine e museo”, versione più nobile di capra e cavoli.