I piccoli inquisitori
di Michele SerraIl governo danese ha dichiarato illegale il rogo dei libri religiosi, alla luce delle cinque copie del Corano date recentemente alle fiamme da estremisti di destra. Ovvio che ci sia, in decisioni come queste, una quota di opportunismo: il mondo è già una polveriera, meglio non buttarci dentro anche il cerino acceso da un esagitato. Ma c’è anche una quota di educazione al rispetto che, come democrazia insegna, è un principio che non può concedere deroghe. Bruciare un testo perché, presso alcuni gruppi umani, è il pretesto per interpretazioni intolleranti del mondo, non significa contraddire l’intolleranza. Significa confermarla e alimentarla, a imitazione perenne dell’odio tribale che muove così potentemente, da millenni, le società umane. Agli esagitati che bruciano il Corano convinti di rispondere con un gesto esemplare a quella che considerano un’aggressione culturale, va ricordato che “occhio per occhio, dente per dente”, ovvero la legge del taglione, è fondamento del diritto proprio in alcuni Paesi maomettani, e prima ancora è nell’Antico Testamento e presso numerose altre culture arcaiche. L’islamofobo o il suprematista bianco che bruciano il Corano sono lo specchio perfetto del jihadista. L’intolleranza è sempre uguale a se stessa in tutte le sue forme, e serve agli intolleranti per rubare la scena ai pacifici e ai gentili e avvelenare il pozzo della convivenza. Il rogo poi, nella sua simbologia purificatrice, è tipico dell’ossessione religiosa, il meno “laico” dei supplizi. I piccoli inquisitori che danno fuoco al Corano tutto fanno venire in mente tranne la libertà di pensiero, di culto e di apostasia che segna la differenza tra modernità e arcaicità.