“Natale a Betlemme”, solo a sentirlo dire, fa venire in mente la pace notturna del presepe, la stalla, la cometa, il bue e l’asinello, l’angelo che veglia e i Magi in arrivo. Natale a Betlemme, invece, nell’anno 2023 dell’era cristiana, è una desolata ammissione di impotenza e di paura. Un povero moncone di fede, una notte senza luci.
Chiamarli Luoghi Santi, in questo momento, sembra una beffa, o peggio una maledizione che condanna all’eterna discordia. Sono luoghi piagati dall’odio religioso ed etnico, contesi da secoli prima a fil di spada, infine con le bombe. E le stragi, le rappresaglie, i ricatti, la scia interminabile di rancore che accompagna le generazioni. Luoghi di sacrifici umani a catena. Viene da dire — e non per cinismo — che se fosse stato, quel fazzoletto di terra, un luogo profano come tanti, meno sangue sarebbe stato versato. Quell’attribuzione di “santità” non solo non garantisce rispetto, immunità, universalità, non solo non corrisponde all’idea di un cammino spi…
“Natale a Betlemme”, solo a sentirlo dire, fa venire in mente la pace notturna del presepe, la stalla, la cometa, il bue e l’asinello, l’angelo che veglia e i Magi in arrivo. Natale a Betlemme, invece, nell’anno 2023 dell’era cristiana, è una desolata ammissione di impotenza e di paura. Un povero moncone di fede, una notte senza luci.
Chiamarli Luoghi Santi, in questo momento, sembra una beffa, o peggio una maledizione che condanna all’eterna discordia. Sono luoghi piagati dall’odio religioso ed etnico, contesi da secoli prima a fil di spada, infine con le bombe. E le stragi, le rappresaglie, i ricatti, la scia interminabile di rancore che accompagna le generazioni. Luoghi di sacrifici umani a catena. Viene da dire — e non per cinismo — che se fosse stato, quel fazzoletto di terra, un luogo profano come tanti, meno sangue sarebbe stato versato. Quell’attribuzione di “santità” non solo non garantisce rispetto, immunità, universalità, non solo non corrisponde all’idea di un cammino spirituale che conduce oltre gli affanni umani: al contrario indica, con una crudezza indecente, l’impossibilità di darsi pace, di sopportarsi, capirsi e perdonarsi.
Forse nella tundra più sperduta, o nelle foreste del Canada, o in un’isolotto sperduto nel Pacifico, è lì che Maria potrebbe partorire in pace il suo bambino. Senza che attorno le tribù in guerra si scannino. Attorno solo qualche animale in più — il cervo, il delfino — da aggiungere al presepe. Buon Natale.