Non ho consigli da dare a Rocco Siffredi se non nel settore che meglio conosco — e non è quello che lui conosce meglio. Domande scritte, risposte scritte: è la sola maniera per farsi intervistare senza incorrere in fraintendimenti ed equivoci. Non solamente se si è un divo del porno e a intervistarti è una donna. Parlo proprio in generale.
Dubito che l’ordine dei giornalisti approvi questa mia considerazione, ma esiste un diritto/dovere all’autotutela che suggerisce molta cautela nell’esposizione mediatica. Con rare eccezioni (conoscenza diretta di chi ti intervista, oppure chiara fama di correttezza e serietà, conquistata sul campo, intervista dopo intervista: allora sì che l’incontro diretto aggiunge calore, intelligenza e umanità al colloquio) la prudenza è d’obbligo, e l’imprudenza garantisce guai. L’intervistatore ha libero accesso alle tue parole, quello che gli metti a disposizione è tanto. E l’intervista è un’arte difficile, richiede rispetto, un grado di confidenza molto sorv…
Non ho consigli da dare a Rocco Siffredi se non nel settore che meglio conosco — e non è quello che lui conosce meglio. Domande scritte, risposte scritte: è la sola maniera per farsi intervistare senza incorrere in fraintendimenti ed equivoci. Non solamente se si è un divo del porno e a intervistarti è una donna. Parlo proprio in generale.
Dubito che l’ordine dei giornalisti approvi questa mia considerazione, ma esiste un diritto/dovere all’autotutela che suggerisce molta cautela nell’esposizione mediatica. Con rare eccezioni (conoscenza diretta di chi ti intervista, oppure chiara fama di correttezza e serietà, conquistata sul campo, intervista dopo intervista: allora sì che l’incontro diretto aggiunge calore, intelligenza e umanità al colloquio) la prudenza è d’obbligo, e l’imprudenza garantisce guai. L’intervistatore ha libero accesso alle tue parole, quello che gli metti a disposizione è tanto. E l’intervista è un’arte difficile, richiede rispetto, un grado di confidenza molto sorvegliato, una capacità prima di ascolto, poi di scrittura non comune.
La giornalista che l’ha denunciato per molestie sessuali (il suo nome non è noto: l’autotutela, in questo caso, è ben garantita) può avere ragione e può avere torto. Ma lui ha avuto sicuramente torto a farsi intervistare “senza rete”. Tanto più se ammette di avere usato, nel colloquio, “ironia e divertimento” (vedi l’intervista a Valentina Lupia su questo giornale).
Ironia e divertimento sono, per definizione, il meno praticabile dei linguaggi (perché il meno compreso) non solo quando si parla di eros. Tutto viene preso alla lettera. Proprio per questo, tanto vale pretendere: domande scritte, risposte scritte.