Eleonora Giorgi aveva pochi mesi più di me, la riconosco non solo come coetanea, anche come coeva: la sua (mia) generazione credeva che tutto fosse possibile. Ricordo di lei, più di ogni altra cosa, sicuramente la più banale: la copertina di Playboy, il corpo esibito e libero. Era il 1974, avevo vent’anni e dunque aveva vent’anni. L’edicola era un luogo di ritrovo importante, cento volte più di a…