Parlateci voi di Bibbiano
di Michele Serra*Sbagliando, ho attribuito alla Cassazione la sentenza su Bibbiano, che è invece di primo grado. Me ne scuso con i lettori
“Parlateci di Bibbiano”, scrivevano sulle loro magliette i linciatori assortiti: politici, giornalisti, popolino sempre aizzabile, piccola folla manzoniana ridotta a format di Retequattro. Parlatecene voi, adesso, di Bibbiano, viene da dire dopo che la Cassazione* ha messo la parola fine a una gazzarra feroce, che trasformò alcune decisioni molto discutibili (non criminali: discutibili) di un paio di operatori sociali in un abominevole traffico di bambini, per la serie “l’Emilia rossa ruba i figli alle famiglie e li vende al miglior offerente”.
Caso Bibbiano,11 assoluzioni: La difesa:"Non ci sono ladri di bambini, né gli angeli né i demoni"
Ma non illudiamoci, nessuno chiederà scusa per Bibbiano. Non si scuseranno i politici che ci si buttarono …
*Sbagliando, ho attribuito alla Cassazione la sentenza su Bibbiano, che è invece di primo grado. Me ne scuso con i lettori
“Parlateci di Bibbiano”, scrivevano sulle loro magliette i linciatori assortiti: politici, giornalisti, popolino sempre aizzabile, piccola folla manzoniana ridotta a format di Retequattro. Parlatecene voi, adesso, di Bibbiano, viene da dire dopo che la Cassazione* ha messo la parola fine a una gazzarra feroce, che trasformò alcune decisioni molto discutibili (non criminali: discutibili) di un paio di operatori sociali in un abominevole traffico di bambini, per la serie “l’Emilia rossa ruba i figli alle famiglie e li vende al miglior offerente”.
Caso Bibbiano,11 assoluzioni: La difesa:"Non ci sono ladri di bambini, né gli angeli né i demoni"
Ma non illudiamoci, nessuno chiederà scusa per Bibbiano. Non si scuseranno i politici che ci si buttarono sopra (destre e cinquestelle: il fronte ampio dei non garantisti), non i giornali e le trasmissioni tivù che quando sentono odore di manette si eccitano, ma solo se gli ammanettati sono avversari politici. Nessuno si scuserà perché chiedere scusa, in politica, è considerata una diminuzione, a dimostrazione della vanità e al tempo stesso della fragilità della maggior parte degli eletti — così simili ai loro elettori — talmente poco saldi nelle loro ragioni da temere che basti un singolo errore, o un momento di ripensamento e di mitezza, a farle crollare. Solo ruggire: guai parlare con voce piana, con voce serena, con voce umana.
Quanto ai giornalisti, vale la triste vecchia legge tutta interna ai media: il momento dell’accusa merita i titoloni in prima pagina, è il momento del fracasso, dell’odore del sangue. Il momento della sentenza di assoluzione merita quattro righe, e non sempre. Sarebbe, in sé, un momento felice, di liberazione e di solidarietà. Qualcosa da festeggiare. Ma per i giornalisti da forca, ogni assoluzione è un lutto.