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Il grande assente è il silenzio

L’amaca di mercoledì 24 giugno 2026
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La madre di un ragazzo diciassettenne morto in un incidente stradale ha preso la parola sui social per chiedere agli altri utenti di non commentare l’incidente e di rispettare il suo dolore. Pare che in parecchi avessero approfittato della tragedia, simile a tante che coinvolgono ragazzi (all’alba, di ritorno da una festa), per giudicare i tempi che corrono, il tipo di educazione familiare, la mancanza di inibizioni e di regole, eccetera. Puntando il dito contro «i genitori che a quell’ora dormivano». All’alba, effettivamente, accade spesso che nelle case si dorma.

La reificazione delle persone sembra essere diventata la ragione stessa per la quale un numero enorme di individui prende la parola in pubblico. Ed ecco che anche l’incidente viene promosso, nella scala del biasimo, a delitto, in modo che si possa indicare, di quel delitto, i colpevoli. E la curva pericolosa dell’adolescenza, dalla quale tutti siamo passati e per fortuna quasi tutti indenni, viene mutata nella scena di un c…

La madre di un ragazzo diciassettenne morto in un incidente stradale ha preso la parola sui social per chiedere agli altri utenti di non commentare l’incidente e di rispettare il suo dolore. Pare che in parecchi avessero approfittato della tragedia, simile a tante che coinvolgono ragazzi (all’alba, di ritorno da una festa), per giudicare i tempi che corrono, il tipo di educazione familiare, la mancanza di inibizioni e di regole, eccetera. Puntando il dito contro «i genitori che a quell’ora dormivano». All’alba, effettivamente, accade spesso che nelle case si dorma.

La reificazione delle persone sembra essere diventata la ragione stessa per la quale un numero enorme di individui prende la parola in pubblico. Ed ecco che anche l’incidente viene promosso, nella scala del biasimo, a delitto, in modo che si possa indicare, di quel delitto, i colpevoli. E la curva pericolosa dell’adolescenza, dalla quale tutti siamo passati e per fortuna quasi tutti indenni, viene mutata nella scena di un crimine, così da potersi godere, in compagnia, la requisitoria dei pubblici accusatori che a centinaia, a migliaia, spesso a esequie non ancora avvenute, spiegano perché si può morire a diciassette anni. Per colpa di chi.

Il grande assente è il silenzio: che pure, attorno alla morte, dovrebbe venire naturale. Se dovesse esserci un remake del Sorpasso, bisognerebbe che dopo il volo della spider nel vuoto e lo schianto sugli scogli, il volto atterrito di Gassman, la voce bassa dei soccorritori, quel senso di sgomento ammutolito, fossero sostituiti da una folla che grida, sul ciglio della strada, di chi è la colpa.


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