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Tutti appesi a un capo

L’amaca dell’11 ottobre 2026
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Prima dare una forma politica alla coalizione, poi pensare alla leadership. Lo ha ripetuto anche D’Alema a Genova, suggello di un vecchio capo a un’opinione largamente prevalente negli elettori del centrosinistra, ripetuta e scritta inutilmente centinaia di volte. E l’avverbio “inutilmente” lascia intendere che i canali di ascolto tra i gruppi dirigenti e il grosso del loro elettorato sono parecchio occlusi.

Mesi e mesi — dal tonfo del governo al referendum di marzo in poi — passati a ripetere un mantra evidentemente inutile, “prima il programma”, perché è la questione della leadership, invece, che ha occupato quasi per intero la scena. E la sola questione politica che ha avuto grande rilievo sui giornali e nei talk è stata il riarmo dell’Ucraina, forse l’unico punto rilevante di dissenso. Con l’aggravante che sullo stesso argomento (il rapporto tra Europa e Russia) nel presente governo le distanze sono molto maggiori.

Puntare sul programma sarebbe servito, tra le altre cose, anche a …

Prima dare una forma politica alla coalizione, poi pensare alla leadership. Lo ha ripetuto anche D’Alema a Genova, suggello di un vecchio capo a un’opinione largamente prevalente negli elettori del centrosinistra, ripetuta e scritta inutilmente centinaia di volte. E l’avverbio “inutilmente” lascia intendere che i canali di ascolto tra i gruppi dirigenti e il grosso del loro elettorato sono parecchio occlusi.

Mesi e mesi — dal tonfo del governo al referendum di marzo in poi — passati a ripetere un mantra evidentemente inutile, “prima il programma”, perché è la questione della leadership, invece, che ha occupato quasi per intero la scena. E la sola questione politica che ha avuto grande rilievo sui giornali e nei talk è stata il riarmo dell’Ucraina, forse l’unico punto rilevante di dissenso. Con l’aggravante che sullo stesso argomento (il rapporto tra Europa e Russia) nel presente governo le distanze sono molto maggiori.

Puntare sul programma sarebbe servito, tra le altre cose, anche a rendere visibili e familiari all’opinione pubblica i punti di accordo, che sono tanti e strutturali: la questione ucraina passa, prima o poi; fisco, scuola e sanità pubblica rimangono per generazioni. Si vede che Schlein e Conte li danno per scontati, i punti del programma. Magari ne hanno già discusso tra loro (ipotesi fausta) oppure aspettano di discuterne quando, dopo le primarie, si saprà chi dei due è il più forte (ipotesi infausta).

Infine. Tanta vibrante opposizione al Melonellum, che si fonda sulla “capocrazia” come scioglimento di tutti i nodi. E poi è proprio attorno alla figura del capo che l’opposizione spende ogni sua energia?

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