È comodo e gratificante, sui giornali e in tivù, dichiararsi «dalla parte dei ragazzi». Lo fanno in tanti e ci sono solide ragioni per farlo. L’emarginazione sociale di alcuni; la mancanza di occasioni per quasi tutti; il semi-abbandono della scuola pubblica, degli edifici e degli insegnanti; l’ottusità dei governi (non solo quest’ultimo) che si accorgono di loro solo quando spaccano le vetrine. …