La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

La civiltà del freddo sotto attacco climatico

Ci manca l’inverno, cresce la nostalgia del cappotto e senza neve la montagna è disincantata. Il riscaldamento globale ci sta regalando un “bel tempo” che in realtà è luce malata. Questo calore lucido di febbre, proprio nei giorni della merla, ci sta facendo rimpiangere la civiltà del freddo. E come i ghiri che non vanno più in letargo e come le foglie che, sazie di clorofilla, cercano il buio, così noi vanamente desideriamo l’amicizia discreta dei cieli coperti, ci muoviamo nello smog di Milano e Roma come nell’Iperspazio di Star Wars, con le luci che si allungano e si muovono, e poi le distorsioni, i cerchi luminescenti, i neri dei veleni sottili più visibili dei bianchi.

Ci manca l’inverno, i suoi cibi cotti e stracotti, il brodo e il bollito, ci manca la stagione del lavoro e della creatività, la fatica senza sudore, il fiato che diventa vapore, il peso della lana, l’eleganza dei corpi veloci e coperti contro la mortificazione dei corpi lenti e scoperti, bagnati, sudati, abbronzati e tatuati. Ci mancano i colori offuscati e la pelle bianca che l’ombra protegge e mette in risalto mentre dà forza allo spirito. In questo innaturale caldo d’inverno avanza la linea della palma, e nel bagliore della polvere, che è quello del deserto dei tagliagole, è impossibile non chiedersi dove diavolo siano finiti gli inverni cantati da Paolo Conte, quelli che rendono tutti più intelligenti, anche la donna: «Perché d’inverno è meglio / la donna è tutta più segreta e sola / tutta più morbida e pelosa / e bianca, afgana, algebrica e pensosa / dolce e squisita, è tutta un’altra cosa».

Il capovolgimento climatico del Pianeta, avvelenato dagli uomini e dal ciclo astrale, è destinato a cambiare anche il paesaggio sentimentale, prevale l’aridità del nero che sull’Etna si è mangiato il bianco; i monti azzurri di Leopardi e tutti gli Appennini senza neve hanno la tristezza del mondo dismesso delle seggiovie arrugginite, c’è neve solo a tremila metri. La luce dei demoni, degli scorpioni e dei serpenti raccontati nella Bibbia, nei Vangeli, e anche nel Corano è destinata a cambiare persino la spettroscopia della morale, al punto che presto non coincideranno più il bene con la luce e il male con il buio.

E si prevedono: il freddo a primavera, siccità e bombe d’acqua, aridità e nuove alluvioni mentre a Fontana di Trevi i turisti bivaccano in maniche corte cercando l’ombra degli alberi che a febbraio sono in fiore da più un mese. Il clima non è solo la nuova frontiera del “ribellarsi è giusto”, ma è anche il principale alimento di un nuovo, giustificato pessimismo storico. E non certo per la saccente e crescente stupidità dei canzonatori di Greta Thunberg ma perché un mondo che mai la luce aveva tanto illuminato e riscaldato e incendiato, un mondo senza più il sano buio dell’inverno, senza la preziosa oscurità delle stagioni fredde è un mondo dove sotto attacco è l’Occidente, l’Abendland, la terra della sera.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/la-carezza/2020/02/03/audio/la_civilta_del_freddo_sotto_attacco_climatico-422988338/

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