La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

Che tristezza questo mondo senza prove d’orchestra

"Non c'è più l'orchestra" ha detto con un'espressione scorticata Ennio Morricone. Non sono previste "fasi 2" di semilibertà e dunque non avrà ristoro la grande fame di musica del Signor Soundtrack, il signor Colonna sonora, che non sente il peso della reclusione in casa, dove sempre ha composto e dove continua a comporre, ma sente la mancanza dell'esecuzione.

Morricone sa bene che l'orchestra è la perfetta metafora dello stare insieme. Sono "orchestra": un giornale, una scuola, una squadra di calcio. "Il governo - ha detto Conte - "orchestra" le riaperture con le Regioni". E, nel mondo malato, la Grande Orchestra è l'ospedale, incastro perfetto di assolo e comunità: medici infermieri e portantini, fiati legni e percussioni. Non esiste un'altra parola che, come orchestra, rimandi all'organizzazione delle competenze disciplinate, a partire dal suonatore del triangolo che deve fare solo "tin tin", ma al momento giusto. E l'orchestra, come nel Titanic, può accompagnare il mondo alla malora, o come nei campi di concentramento può raddoppiare il supplizio.

Una delle scene più famose di Sergio Leone è la tortura di Tuco ("il brutto"), una fracassona violenza "coperta" dall'orchestra e dal coro dei prigionieri: intensa e profonda, la straziante nenia di Morricone contiene e racconta tutto il film. L'orchestra è traslato, metonimia, allegoria ma, per una volta, Morricone non è angosciato dalla metafora, ma dalla realtà della cassa integrazione per i professori d'orchestra, dalla cancellazione dei concerti, dalla musica - ha detto - che "senza il pubblico non esiste".

Il suo non è stato un intervento alla Fellini che girò Prova d'orchestra nell'estate del 1978 quando impazzirono tutte le "orchestre" dell'Italia che si sbarazzava dei suoi "direttori": 531 attentati in due anni, la morte di Moro il 9 maggio, la cacciata di Leone dal Quirinale il 15 giugno, la morte di Paolo VI il 6 agosto e l'elezione, il 26 agosto, di Luciani, il Papa del sorriso, che sarebbe morto 33 giorni dopo. Quando Fellini terminò le riprese, il Papa era Wojtyla e Pertini il presidente: "Mi affascina che dal caos, dall'indifferenza, dai conflitti tra gli orchestrali, un po' per volta e nonostante tutto, attraverso una serie di prove, un gruppo eterogeneo di elementi discordanti alla fine riesca ad esprimere armoniosamente il disegno immaginato dal compositore".

E però l'orchestra - aggiunge 42 anni dopo Morricone - "senza pubblico non esiste". Il direttore Wolfgang Sawallisch che nel 1970 diresse la Messa Solenne di Beethoven in San Pietro, e fu la prima volta di una musica non liturgica, calcolò che nella "prova d'orchestra" senza il pubblico la musica metteva 12 secondi a salire sino alla cupola di Michelangelo e a ritornare indietro: "Ma quando - scrisse su L'Osservatore romano - la Basilica si riempì di ottomila persone l'eco si ridusse da 12 a 8 secondi". È la magia di quei 4 secondi assorbiti dal pubblico che il piccolo coronavirus ha rubato al grande Morricone.

Ascolta
  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/la-carezza/2020/04/27/audio/che_tristezza_questo_mondo_senza_prove_dorchestra-422988346/

Gli altri contenuti della rubrica - La carezza