I due Salvini di lotta e di governo
di Francesco MerloLa doppiezza è un vizio o una risorsa? Diversificarsi in due linee opposte e inconciliabili, votare contro il governo di cui si fa parte e dunque contro se stessi, non è un’invenzione di Matteo Salvini, ma è un’antica identità italiana. Certo, ciascuno ha la propria storia e la propria nobiltà e i paragoni possono offendere, ma nella furbizia di Salvini di tenersi aperta la porta dell’opposizione, di “marciare” con Giorgia Meloni e al tempo stesso di “marcire” con Giancarlo Giorgetti, ci sono gli echi del partito comunista di lotta e di governo, della politica dei due forni di Andreotti, delle convergenze parallele di Moro, dell’eversione sobria di Bertinotti, del doppietto e del manganello del Msi di Almirante. Insomma, quando Salvini manifesta in piazza contro la maggioranza di cui fa parte con tre ministri, un viceministro e otto sottosegretari, si espone certamente al ridicolo, ma solo perché pratica in forme ancora troppo naïves l’antica scienza politica dell’ossimoro che per esempio permetteva, con l’ invenzione della via italiana al socialismo, di essere con Stalin e con la Costituzione. E’ però sbracata la furbizia di Salvini, non tanto perché la sua Lega non vota in Parlamento i decreti che delibera in Consiglio dei ministri, ma perché eccita il razzismo e approva l’accoglienza, invita a sparare ai ladri (alle spalle) mentre promuove i referendum radicali per la giustizia giusta, e sta con Viktor Orbán ma anche con Biden, è sovranista ma europeista. E tuttavia si capisce che Salvini a suo modo si sta affinando nell’antropologia della “second life”, della doppia identità appunto, quel trucco della morale che permette di sdoppiarsi, di baciare Totò Riina e dirigere lo Stato, di liberare i Mister Hyde Alberto Bagnai e Claudio Borghi nei talk show dei tarantolati Giordano, Porro e Paragone: no vax ma vaccinati… Alla fine, la politica italiana è sempre lo stesso manicomio, la Babele che consentiva di fare la guerra pacifista, di stare con il comunismo e con la proprietà privata, di essere una potenza industriale che disprezza l’etica del capitalismo, con Israele e con i Palestinesi, atlantista e filocinese, frequentare gli omosessuali a Mikonos e disprezzarli a Roma, coniugare carcere&manette con il garantismo, presentarsi con le carte false pur rivendicando le vere. Ma bisogna aggiungere che si nasconde una saggezza nella storia nazionale come storia di ossimori. C’è una scombiccherata via di salvezza nelle sintesi impossibili perché sono un doppio gioco che contamina i giocatori, cambia il gioco e persino il campo da gioco. Cavour, che è l’esempio supremo di doppiezza, fece l’Italia con Garibaldi e con l’esercito regio. Andreotti traeva vantaggi dagli estremismi di destra e di sinistra. E il comunista che giocava alla democrazia a poco a poco diventava democratico. Come l’eroe di Pirandello che ruba a stesso compiendo il furto con mani che non sono sue: “Sì, erano quelle che io mi conoscevo, ma appartenevano a me?”.