La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

Laico e inclusivo, nessuno tocchi Babbo Natale

Con Babbo Natale non ce la fa nessuno. Né i pretacci spiritati come il vescovo blac bloc di Noto che lo ha calunniato dicendo ai bimbi che è un pupazzo della Coca cola. Né gli estremisti del linguaggio inclusivo che, dovendo escludere la parola Natale, se le cavano con “l’albero delle feste”, con “buone vacanze” ma si smarriscono con Babbo Natale, con Father Christmas, con Père Noël. Lo chiamiamo Papà Regali? Vecchio Babbo? O, magari, Babbo Presidente? Proprio lui che ha l’identità cangiante e dunque inclusiva, perché è pagano e cristiano, turco ma barese, scandinavo e sassone, insomma proprio lui è inchiodato alla parola che, sia pure goffamente, in troppi tentano di commissariare: Natale.

Ma resiste Babbo Natale nella sua solitudine di simbolo collettivo, con le renne volanti, la barba bianca, la giacca rossa e le letterine con i desideri di tutti i bimbi del mondo. Pensate che nel dicembre del 1951, a Digione, altri pretacci spiritati, alla testa di 250 bambini usati come giustizieri, prima impiccarono e poi diedero fuoco a un Babbo Natale di paglia sul sagrato della chiesa. E su quei roghi Lévi-Strauss scrisse un libro piccolo, ma importante per due generazioni: Babbo Natale giustiziato (Sellerio).

Fu così che il vecchio che non invecchia divenne dei nostri: laico e sovversivo. Ma bastò che la Coca cola lo scritturasse per quei bellissimi spot che hanno fatto la storia della pubblicità, per archiviare il re dei bambini di Lévi-Strauss e farne il bersaglio degli anticonsumisti per ideologia, quelli che ancora spiegano sussiegosi come per ogni uomo ci sia un diavolo di Babbo Natale con il compito di stordirlo di regali e di logorarlo di festeggiamenti finché di lui non rimanga più nulla, tranne i debiti. Sono le stesse frottole riproposte da monsignor Staglianò a Noto, un mattacchione canterino che, intervistato dal nostro Paolo Rodari, già aveva spiegato che invece di estenuarsi a leggere Pirandello e smarrirsi in Uno, nessuno e centomila, si fa prima a cantare Marco Mengoni che lo dice pure meglio: «Oggi la gente ti giudica / per quale immagine hai, vede soltanto le maschere / e non sa nemmeno chi sei». E figuriamoci se un vescovo che malmena Pirandello si spaventa di Babbo Natale che «fa regali ai bambini ricchi mentre Gesù era povero». Si salda così il disprezzo degli anticapitalisti con quello dei cattolici visto che non c’è Papa, italiano, polacco, tedesco o argentino, che ad ogni dicembre non insolentisca Babbo Natale perché porta doni invece di perdoni. Ma noi, che amiamo molto fare e ricevere regali, non riusciamo a immaginarlo questo Babbo Natale che anziché donare ai nostri figli palloni e biciclette offra loro sorridenti assoluzioni. Niente più giocattoli, libri, telefonini, dischi e macchine fotografiche, ma atti di contrizione, indulti, sanatorie, condoni, indulgenze, clemenze e remissioni. Ecco, ci provano ogni anno, ma con Babbo Natale non ce la fa nessuno.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/la-carezza/2021/12/12/audio/laico_e_inclusivo_nessuno_tocchi_babbo_natale-422987693/

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