La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

Il party proibito che affossa "Re Boris"

Boris Johnson non sarà ricordato per la Brexit e neppure per la Tax Hike più alta del dopoguerra, ma per la festa a formaggio e vino che più che alla bisboccia fa pensare alla mediocrità dello snack, alla tristezza dell'aperitivo. Poiché però non c'è proibito che non sia attraente, anche formaggio e vino la sera del 20 maggio 2020 divennero party, festa irresistibile proprio perché vietata, una festa alla quale era impossibile non partecipare per il Primo Ministro che aveva vietato tutte le feste. Non è infatti il tipo, Boris Johnson, di negarsi al piacere del proibito su cui si fondano storia e letteratura, dalla mela di Eva sino ai baci Perugina, anche se peccare con il Wine and Cheese più che alla Tempesta di Shakespeare, alle anime magre di Dante e alle tentazioni di Oscar Wilde fa pensare alla maschera romana del Rugantino, smargiasso e simpatico impunito, o se si preferisce il pop a "Sono un pirata sono un signore" di Julio Iglesias al Festivalbar: "Mi piace qualunque cosa che è proibita / ma vivo di cose semplici, vivo la vita". D'altra parte, soprattutto l'Inghilterra si fonda sul mito popolare che Rex non facit cornua, essendo l'Anglicanesimo nato proprio per dare legittimazione all'adulterio di Enrico VIII con Anna Bolena. Come stupirsi dunque che Boris Johnson fosse davvero convinto che il divieto di party durante la pandemia non valesse per lui che lo aveva emanato e imposto? Re e regine non commettono peccato ma fanno storia: Elena, Cleopatra, Khadigia, la ricca vedova che Maometto sposò, sino a Eva Braun, alla Kollontaj, a Claretta. E infatti anche a Carlo è stato permesso di peccare con Camilla. Solo negandogli la regalità si può punire il peccatore, come sta accadendo al principe Andrea, che può essere degradato da porcello libertino a violento sfruttatore ma dalla corona che è il solo giudice della corona. Certo, quell' Enrico VIII era un Tudor guerriero, senza erede maschio, il creatore dell' Inghilterra marinara, della Royal Navy, poi papà della grande Elisabetta antispagnola e quindi antipapista, questo Boris invece è un peccatore grassoccio, un don Giovanni mozartiano velleitario e vigliacchetto che si è scusato, nientemeno, all'italiana: "Pensavo fosse lavoro" ha detto. Insomma, Boris era lì "a sua insaputa" diciamo noi in Italia dove è più radicata l' abitudine di farsi fesso per farci fessi. Mai in Inghilterra si era visto un don Giovanni che si umilia sino a negare la cena con il diavolo, con il famoso convitato di pietra che nell'ultimo atto gli si presenta a casa, al numero 10 di Downing Street: "Don Giovanni, a cenar teco m'invitasti, e son venuto". "Non l'avrei giammai creduto. Ma farò quel che potrò! Leporello, un'altra cena / fa' che subito si porti!". E Leporello manda le cento mail: "bring your own booze, porta la tua bottiglia". Viva il latinorum: Rex non facit cornua.

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