Volando sull'iperbole dal Quirinale a Sanremo
di Francesco MerloChe settimana pazzesca, anzi fantastica, anzi leggendaria. C'è in Italia un bisogno di superlativi e di retorica, di santificare i morti, di esagerare, di giganteggiare e di predicare. E dunque la devozione papalina di Fabio Fazio è stata "immensa", più luccicante delle giacche liturgiche di Amadeus, mentre ancora nella memoria confondiamo la scenografia campanara del Giuramento del Mattarella bis con l'orgia decorativa del teatro Ariston. Il vocabolario di Sanremo è stato dominato dall'iperbole, ovviamente per stuzzicare la meraviglia nel Festival delle Meraviglie, un'allegra condanna a "sbombardarla" grossa, tanto nella predica sul razzismo (simulato) di Lorena Cesarini quanto nella prolusione sull'Unicità di Drusilla travestita da Max Stirner, sino alla leggerezza di Sabrina Ferilli che, per dirla con il Belli, "ce riccontò 'na carretta de parabbole". Anche gli applausi del Parlamento ci hanno offerto l'iperbole di 55 interruzioni. Ed è un'iperbole (dell'antipolitica) attribuirli solo alla soddisfazione dei parlamentari perché avidamente matureranno la pensione. Quando sono troppo grandi - spiegano gli studiosi di retorica - gli iperboloni non esprimono più nulla tranne il disagio dell'intelligenza e dunque la perdita del "rispetto di sé" che è il significato della parola "dignità". Mattarella l'ha evocata, traslocandoci nel dibattito del XV secolo tra platonici e aristotelici e dunque nell'"Orazione sulla Dignità" di Pico della Mirandola che divenne manifesto del Rinascimento e ora, nella versione di Sergio della Mirandola, lo è del Nuovo Rinascimento, vale a dire della Resilienza. C'è anche nell'applauso del Parlamento di fine legislatura, e di fine epoca, "la Dignità dell'attimo" che è il titolo di una memorabile lezione che Manfredo Tafuri tenne a Venezia nel 1992 sul tempo dell'opera d'arte, con la parabola dell'uomo che "cadendo da una roccia, si aggrappa a un debolissimo ramo e si accorge di alcune fragole. Ne mangia una e, mentre sta cadendo, è felice perché il suo ultimo pensiero è: quanto è dolce questa fragola". Per dignità, scrive Conrad nell'Epistolario (Giometti&Antonello editore), "non ho mai ghignato o digrignato i denti", e "non per riguardo verso me stesso ma per amore dello spettacolo". La dignità dell'attimo fuggente è sempre spettacolo, come nel film di Robin Williams, e c'è pure la dignità dell'emozione di Gianni Morandi, "Non son degno di te", che è la stessa del Parlamento davanti a Mattarella. Non è invece credibile l'emozione che a Sanremo "è sempre incredibile". Si annulla la magia se, sempre, l'evento è attesissimo, il fenomeno è mondiale, e l'ospite - che onore - è grandissimo. Così, nel coccodrillo, il caro estinto Tito Stagno, volando sull'iperbole, sembrava davvero aver guidavo lui l'Apollo, e Monica Vitti era "la più amata dagli italiani", anche se dal 2002 ci era stata purtroppo sottratta dall'Alzheimer, che non solo cancella la propria memoria, ma, a quanto pare, confonde quella degli altri.