L'invasione dell'Ucraina e i "fattoidi" del Cremlino
di Francesco MerloCi sono tutte le ingenuità e le sapienze della più grande contraffazione mai tentata nel racconto che fa alla Bbc Alexandra, ucraina di 25 anni che, alle prime bombe, prende in braccio il cane e fugge in strada per non restare sotto le macerie del suo appartamento a Kharkiv, dove i morti sono già duemila e tra loro cento sono i bambini. Nel panico, Alexandra telefona alla madre che vive a Mosca: “mamma, siamo tutti in strada perché i russi ci stanno bombardando”. E comincia qui la lotta dei “fatti” contro i “fattoidi” perché la mamma non le crede e chiama a testimonianza le immagini della tv che nelle case russe rimane sempre accesa, coprendo un territorio di 17 milioni di km quadrati per 140 milioni di abitanti: una tv a testa. Anche quando sente il rumore delle bombe, la mamma, pur confusa e disorientata, continua a non credere alla figlia: “non sono russi, perché i russi non bombardano ma salvano gli ucraini”. Allora Alexandra le manda un video dove le bombe distruggono palazzi, e donne e bambini corrono abbracciati, e finalmente la mamma si spaventa, ma del nonsense che le pare indecifrabile: “figlia mia sta succedendo qualcosa di strano. Guarda meglio, è un incidente”. Al di là della bufala e della patacca, c’è il mondo del “relativamente reale” e c’è “il fattoide” anche nei finti ucraini - russi travestiti da ucraini - che, scesi da un camion russo, mettono in scena per la televisione russa un festoso benvenuto ucraino ai carrarmati dei fratelli russi che, invece di sparare, scendono e distribuiscono la zuppa calda. Apparentemente è solo uno spot che spaccia la guerra per pace, una banale fake news sceneggiata dalla propaganda. È invece uno dei tanti pseudoeventi della più vasta bolla di irrealtà mai creata, non un mondo virtuale, ma un mondo contraffatto di simulacri di regime, di centrali nucleari difese invece che attaccate, una manipolazione dispotica dove la morte viene spacciata per vita, con involontari rimandi filosofici (Braudillard, Deleuze, Perniola) e una sostanza di censura paranoica e antimoderna che ha oscurato Facebook e i social, ha chiuso a raffica siti, radio e tv liberali, e punisce con 15 anni di carcere chi solo chiama “guerra” la guerra . Fatti e fattoidi si intitola lo studio che nel 1997 Gillo Dorfles dedicò all’evento che accade ma non è vero, al fantasioso plausibile, alla vita artefatta che al “factum” è simile (“oide”), come il romboide che non è il rombo, o come l’umanoide che dell’umano ha solo la forma. Dorfles si ispirò al “factoid”, il neologismo di lingua inglese inventato nel 1973 da Norman Mailer nella biografia che dedicò a Marilyn Monroe: “sono i fatti che non esistono prima di apparire in una rivista o in un giornale, creazioni che non sono tanto bugie, ma un prodotto per manipolare le emozioni nella maggioranza silenziosa”. Difficile dire quanto durerà, ma anche se dovesse vincere la sciagurata guerra armata, sicuramente Putin perderà questa pazza guerra alla modernità.