Draghi, Kishida e la sfida del samurai
di Francesco MerloSolo un cinefilo, ma di quelli incalliti dallo specifico filmico ("segue dibattito") può avere infilato tra i convenevoli al primo ministro giapponese, Fumio Kishida, la seguente frase che Mario Draghi ha pronunziato esprimendo e reprimendo, con uno dei suoi parsimoniosi sorrisi, l'ironia naturale che ogni tanto gli impedisce di smarrirsi nel non-senso: "Penso anche alla passione per il cinema che accomuna i nostri Paesi, che ha visto registi di più generazioni influenzarsi a vicenda". "Mumble, mumble" borbottava Paperino. Qui si parla di Sfida del Samurai di Kurosawa, un film che Sergio Leone ammise d'aver copiato, sia pure in chiave western. E infatti ai produttori giapponesi, per risarcirli del "plagio", furono assegnati i diritti della distribuzione nel loro Paese di Per un pugno di dollari. E, "mumble, mumble", ci sarebbero anche i maestri Ozu e Mizoguchi che, con le loro donne perdute e le lunghe inquadrature, ispirarono forse le tristezze dell'Antonioni più esistenzialista. Tutti ovviamente escludono che Mario Draghi abbia visto al cinema una sola di queste "corazzate" giapponesi. Al massimo, gli concedono Godzilla, in qualche serata di stanchezza televisiva del mostro radioattivo che Susan Sontag, di ritorno da Hiroshima, scelse come simbolo dell'estetica della catastrofe. Inventato nel 1954, è uno dei più famosi mostri del cinema, un dinosauro ibernato al Polo Nord che si risveglia a causa di un'esplosione atomica e arriva sino a New York. E però né Godzilla e neppure gli altri mostri dell'horror giapponese hanno a che fare con i mostri italiani, che sono quelli di Dino Risi: Sordi, dentone in tv, e Gassman, tifoso in curva sud, sino ai mostri del cinema impegnato ma intossicato di ideologia, dal Moro di Volonté al Divo di Sorrentino. E non c'è nulla di giapponese in Dario Argento che, interrogato a Un giorno da pecora da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro, improvvisò un horror con Draghi che riusciva a domare una folla di mostri, quelli dell'astio accumulato e degli umori spappolati come Grillo, e poi il Conte-Salvini, mostro biassiale del pacifismo teratologico. E, ancora, il mostro sireniforme Giorgia Meloni e persino - disse Dario Argento - "Vito Crimi che, con l'aria robusta e la vocina delicata, potrebbe essere il perfetto assassino". Ma chi è il cinefilo che, come l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, ha scambiato Draghi per un cineclub? Lo stesso che l'estate scorsa ambientò a Cinecittà l'incontro sul Pnrr con Ursula (che è nome da cinema). E ora cercate su Google la foto di Ursula e Mario davanti al Teatro 5 dove Fellini girò Ginger e Fred. Ursula si avvicina e sembra fare un passo di danza, due minuti dopo avere mormorato come Armstrong: What a wonderful idea. Ma non c'è il Giappone nel cinema blues. E ci rimane il sospetto, certamente infondato, che l'ultimo film che Draghi abbia visto al cinema sia I dieci comandamenti (addormentandosi al secondo tempo).