La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

Nostalgia canaglia, da Gorbaciov a Occhetto

Fingiamo di non capire il fastidio che i russi provavano per Gorbaciov proprio noi che lo stesso fastidio senza grazia proviamo per il leader che buttò giù il nostro muro e cancellò il fattore K, distruzioni modeste se paragonate alla fine dell'Unione Sovietica, ma pur sempre grandiose nell'epica della sinistra italiana che Achille Occhetto salvò dalla camicia di forza dell'ideologia comunista. Insomma, abbiamo anche noi un piccolo, glorioso Gorbaciov che trattiamo male come i russi trattarono male il loro. Occhetto è stato l'ultimo leader dei comunisti italiani e il primo leader dei democratici, ma la sinistra lo ha seppellito nel silenzio, non ha mai offerto al suo traghettatore presidenze, non lo ha mai candidato al Quirinale, fosse pure per bandiera, e neppure lo ha proposto, magari proforma, alla carica di senatore a vita, vale a dire all'onore e alla retorica. Viene invece ancora liquidato con un'irridente alzata di spalle il piccolo compagno del grande strappo. Occhetto, che è spiritoso, "sono un ingombro - mi disse una volta - da trattare con il topicida". Dunque, per capire Gorbaciov sarebbe bastato ricordarsi di Occhetto. Ma nessuno ha pensato di leggere la grande storia nella piccola storia, il Cremlino alla Bolognina, il Pcus nella Cosa. È dunque viziato da una rimozione tutto quel pensoso interrogarsi sul destino dello sconfitto dalla propria vittoria. Cacciati nella stessa ombra, Gorbaciov e Occhetto sono dolcemente naufragati nello stesso mare. Anche se al primo è toccata, nella Russia che aveva liberato, una morte in superba umiltà, mentre il secondo, che a 86 anni è pieno di vita, da trent'anni sta chiuso, crocianamente, tra parentesi. Sentimentalmente, infatti, in quel mondo che senza Occhetto non sarebbe nato, c'è solo Berlinguer. E oggetto di grandi studi c'è solo Togliatti. Come Gorbaciov non piaceva ai russi che ha affrancato, così alla sinistra italiana non piace Occhetto che l'ha affrancata. Certo, sono molto diverse le conseguenze, ma è identica la nostalgia compiaciuta, in Russia per lo splendore imperiale dell'Urss che ha generato la pazza ferocia di Putin, e in Italia per il partito-massa, la coscienza di classe, l'intellettuale collettivo, la militanza e la passione che sfiorava il fanatismo, la diversità, l'austerità, la questione morale. La travagliata sinistra italiana non ha ancora il suo punto di arrivo, ma intanto: ah, come si stava bene quando si stava peggio! Sempre il rimpianto è un tic reazionario, tra passi perduti proustiani e la compagna lucciola di Pasolini. Lo struggimento perché "qualcuno era comunista" è disprezzo per il mondo di oggi che non è degno: ah se non ci fosse stato Occhetto, ah se non ci fosse stato Gorbaciov. Altro che Bandiera rossa, l'inno lo cantano Albano e Romina: "Nostalgia canaglia / che ti prende proprio quando non vuoi / ti ritrovi con un cuore di paglia / e un incendio che non spegni mai".

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/la-carezza/2022/09/04/audio/nostalgia_canaglia_da_gorbaciov_a_occhetto-422988039/

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