La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

Elogio della libertà capello per capello

La libertà spettina i pensieri e fa volare i capelli delle iraniane e, per solidarietà, in tutta Europa le ciocche delle donne cadono come foglie morte. Ma non è di genere la libertà dei capelli e la lanugine coranica soffoca l'Afghanistan dove gli uomini con i visi rasati e i capelli all'occidentale vengono prima frustati con le verghe sacre e poi impiccati in strada. Si potrebbe raccontare, capello per capello, la storia della libertà, che è stata pelosa nei ragazzi del '68, i famosi capelloni con il ciuffo di Elvis e il caschetto dei Beatles, ed era stata pelata nella Rivoluzione francese quando, insieme alla Bastiglia, furono demolite non solo le impalcature di Maria Antonietta, ma anche le parrucche e i codini di Luigi XVI. Eppure, il cammino dell'umanità è pieno di efferatezze commesse da visi glabri e pettinature sobrie: i nazisti disprezzavano i capelli lunghi e tutte le società di armi e di uniformi non tollerano i ciuffi. C'è l'intera umanità, maschile e femminile, nella storia "come capello e come azione", perché, in tutte le teste, i pensieri stanno sotto la cuticola che forse è "la cosa in sé" kantiana. Ma non basta perdere il pelo per perdere il vizio. La sforbiciata di solidarietà rivela l'animo delle nostre ragazze che, in tante, stanno crescendo bene, ma è una sorellanza allegra e senza rischi che introduce la leggerezza occidentale delle libere e belle nella pesantezza delle martiri dell'oscurantismo. Ma non vale la pena di cercare l'anagen della vanità nelle "spettinature" solidali di Isabelle Huppert e delle nostre Claudia Gerini e Belen. Un po' di severità meriterebbe invece il pediculus capitis del fanatismo al contrario di quell'insegnante romana che, in classe, ha tagliato d'imperio i capelli di una studentessa iraniana di cui voleva a tutti i costi pettinare i pensieri: "Ma come, non sei solidale con le donne del tuo Paese?". La colonna sonora delle sforbiciate è Bella Ciao, l'inno della libertà italiana che nessun professore d'orchestra comunista dirige. E chissà cosa pensano Laura Pausini e Giorgia Meloni del nostro fiore di montagna cantato contro la violenza della polizia morale. Come si vede, tutti i nodi vengono al pettine e tutte le rivoluzioni vanno prese per i capelli. Pure la monaca di Monza liberava "una ciocchettina nera" che sfuggiva al velo a "disprezzo della regola". E Azzeccagarbugli, quando ancora crede che Renzo sia cattivissimo: "Ah! ah!, vi siete però fatto tagliare il ciuffo distintivo del bravaccio e dello scapestrato, quello che tiravate sul volto come una visiera". E Renzo: "In verità, da povero figliuolo, io non ho mai portato ciuffo in vita mia". Ciuffi, veli, rasoi, forbici: aveva tutto previsto nel 400 il vescovo Sinesio di Cirene scrivendo Elogio della calvizie (Stampa alternativa, 1999) in risposta al perduto Elogio della chioma di Dione Crisostomo.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/la-carezza/2022/10/09/audio/elogio_della_liberta_capello_per_capello-422988035/

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